Fantasia strutturata 1 – Shibari

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Sono mesi che penso a te, che penso a te mentre mi masturbo, che sono ossessionata dall’idea di fare di nuovo l’amore con te.

Lo so che è sbagliato, ci siamo lasciati ormai da tre anni e dovrei cercare di mantenere un contegno in tua presenza. Sarebbe meglio vedersi in un luogo pubblico ed affollato, lontano dalle nostre rispettive case. Io, a differenza di te, non so controllarmi.

 Sono mesi che da sola ripercorro la stessa sequenza con la mente e sento la fame crescermi nelle viscere, salire lungo la pancia, il collo e le cosce.

 Finché eravamo insieme io giocavo alla sottomissione. Tu mi dominavi senza esagerare (quasi mai). Quando mi stringevi le mani intorno al collo mi scioglievo e perdevo ogni volontà di liberarmi.

 In questi anni ho continuato a cercare uomini che mi dominassero, poi è scattato qualcosa. All’improvviso, da un giorno all’altro, ho sentito di dover cambiare ruolo nel gioco.

 Adesso ho quest’idea fissa… di volerti legare.

 Ti porto a casa e ti dico che dobbiamo fare l’amore, che voglio vederti nudo e stringere le tue spalle ed il tuo ampio petto tra le mie corde.

Non sono brava, sono agli inizi, ma ho già scelto la legatura per te. Una semplice ma efficace per immobilizzare le braccia ai lati del busto.

 Ti mostro la corda, nella sua matassa ordinata e precisa. Sporge solo un nodo, facile da sciogliere, che ho fatto apposta per ritrovare in fretta la metà della sua lunghezza. Piccoli accorgimenti per per non farti aspettare. Togliti i vestiti, fai in fretta!

 In piedi davanti a me, mi sovrasti. Vorrei inginocchiarmi ai tuoi piedi, accarezzare le tue gambe solide come colonne e baciare il tuo pene, farlo scorrere tra le mie labbra fino al fondo della gola. Il ricordo mi eccita. Ma è più divertente questo gioco nuovo, che insieme non abbiamo mai fatto.

 Inizio dal collo, una serie di nodi, le corde fino al bacino, non occorre andare oltre. Lego il busto in una tela di ragno. Tu non devi muoverti, faccio tutto io.

Sei bello, la corda ti dona. Stringo un po’. Non sei magro: sei robusto, sei solido. Dispongo le corde negli incavi tra i muscoli, così che ne sottolineino la forma. Se dovessimo lottare, con la tua forza mi schiacceresti in un attimo. A breve invece non potrai più muoverti, e potrò disporre di te come vorrò.

Riporto i due capi della corda in alto: ora devo fissare le braccia al busto. Non occorre che sia stretto, non voglio che tu stia scomodo, ti lascio un po’ di movimento, tanto non potrai mai sfilarle da questa trappola!

Fisso i due capi finali sul davanti, ho usato completamente 20 m di corda! Ammiro il tuo corpo e mi compiaccio della mia rete.

 Chi sa cosa pensi! E’ stranissimo vero!? Non mi avresti mai immaginato in questo ruolo, così sicura delle azioni che compio! Non posso trattenermi dal sorridere soddisfatta.

Ti conduco dolcemente al letto, ti faccio sedere, sistemo i cuscini tra la tua schiena ed il poggiatesta.

Non so se ti ricordi quanto mi piaceva questa posizione. E’ questa che immagino ogni volta che ripenso a te. E se ci penso quando sono sola a letto finisce che devo tirar fuori il vibratore dal cassetto del comodino. E’ capitato che ci pensassi anche mentre a letto non ero sola.

Mi libero anche io di qualche indumento: scarpe, calze, mutandine, il vestito lo tengo. Le pieghe della gonna nascondono quello che succede sotto.

 Sono passati anni, ma come ti conosco ancora bene!

Lo faccio solo per me, non per te: voglio sentire il tuo pene nella mia bocca ed il suo sapore. Questa volta però non puoi accarezzarmi i capelli ed accompagnare la mia testa nei movimenti che ti piacciono! Adesso decido tutto io!

 Ma procediamo, sono io che voglio sentire la tua lingua! Salgo sul letto, metto i piedi ai tuoi lati, accanto alle mani intrappolate. Sollevo il tessuto perché devi leccarla.

Poi indietreggio e finalmente mi accovaccio su di te. Appena scivoli dentro di me – finalmente – riconosco la sensazione. Le labbra ben divaricate, mi sento riempita e bagnatissima. Come ero ingenua a dire che quei due erano fatti l’uno per l’altra e che si sarebbero appartenuti sempre! Oppure era vero: guarda quanto ancora si desiderano a vicenda.

Però che bello, quasi basterebbe questo!

Muovendomi appena in questa posizione sento la punta scorrere nella parete anteriore della vagina, le labbra allargarsi, il clitoride premere contro la tua pancia. Da qui bastano piccoli movimenti per stimolarlo.

Mi ricordo quella volta a Firenze, ero così, abbracciata a te, quando mi sussurrasti che volevi mettermelo nel culo. Io non avevo mai fatto sesso anale. Le tue parole mi spaventarono. Venni all’istante.

 Pensare a quella situazione mi eccita da morire ancora oggi, ed infatti sento che manca poco. Tu non puoi muoverti molto, ma cerchi di assecondare il mio ritmo. Che gioia vederti preoccupare del mio piacere, dovrei sentirmi in colpa per usarti come un giocattolo?

 Trattengo il respiro… sento prima il gelo condensarsi nei lombi, poi riverberarsi in pulsazioni fortissime. Dei gemiti mi sfuggono inavvertitamente. Annaspo per ritrovare aria, mi tremano le braccia e sto ancora godendo.

 -Scioglimi-

Non è perentorio, né una richiesta impaurita.

Sono ipnotizzata, intontita dalle sensazioni che ancora mi sento addosso, brividi alle gambe quando mi alzo. Slaccio i facili nodi dei due capi finali a cui tu non potevi arrivare. Quando le braccia si liberano ti divincoli, getti via le funi che cadono a terra tutte attorcigliate.

-Ohi- non va bene –la mia corda!-

 Poi ti avventi contro di me! Con decisione mi prendi i polsi, me li stringi dietro le spalle e mi porti di peso alla scrivania. Non riesco ad opporre resistenza anche se comincio ad avere paura. -E’ arrabbiato? Se gli dicessi di fermarsi lo farebbe?- mi domando, ma non oso fiatare!

Mi spingi contro l’orlo del tavolo, le tue gambe premono dietro le mie, una mano si stringe contro la mia nuca e la spinge in avanti. Mi schiacci contro il tavolo con il tuo peso, ho la faccia su un libro e i capelli in bocca. Sono sospesa nell’attesa. Sento la tua mano muoversi tra me e te, alzarmi la gonna, frugare tra le gambe e le natiche, prendere l’uccello e strofinarlo, ma solo per un attimo. Ho capito quello che vuoi fare e subito dopo l’ho sentito. Il dolore si è propagato lungo la spina dorsale come calore. Come il mio urlo soffocato. -Va bene, tu puoi farmi quello che vuoi-

La rassegnazione trasforma il dolore in piacere, non solo la delizia di farsi usare, piacere vero.

Non hai più bisogno di tenermi qui col la forza, non vado da nessuna parte, tu puoi farmi quello che vuoi.

5 risposte a "Fantasia strutturata 1 – Shibari"

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