La Bibliotecaria

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Negli ultimi giorni di ciclo ho gli ormoni così sottosopra, che il più piccolo stimolo mi eccita; sono costantemente bagnata, il clitoride pulsa ed i capezzoli sviluppano una volontà autonoma (una volta hanno molestato un uomo).

Mercoledì scorso sono tornata a casa esausta, sono sgusciata via dai vestiti e scivolata tra le lenzuola con il mio vibratore preferito.

 L’orgasmo è arrivato inatteso, scialbo e sbiadito: non me ne sarei neppure accorta se non avessi sentito il dildo muoversi nella mano al ritmo delle mie contrazioni.

 Ma cos’è sta roba??! Non ci siamo proprio, ricominciamo!

 La seconda è stata meglio fin dall’inizio: ero già fradicia, gonfia, sensibile, soprattutto lungo la parete anteriore della vagina, fino in fondo. Ed anche se ero sola, mi sentivo gemere come quando faccio l’amore con uno dei miei uomini.

 Durante la masturbazione l’immaginazione corre da uno scenario all’altro, molteplici situazioni e persone diverse; è raro che mi soffermi su qualcosa in particolare. Poi, quando sento di star per venire, devo liberare la mente da ogni pensiero e concentrarmi sulle sensazioni fisiche. Le fantasie mi distraggono, mi tengono in tensione e mi allontanano dall’obiettivo. Ma questa volta sono rimasta intrappolata nello scenario che avevo evocato.

 Sono nella biblioteca presso cui lavoro, supina, riversa sul tavolo centrale della sala grande. Sono un tutt’uno con la superficie su cui giaccio, non riesco neppure a sollevare la testa. Inizialmente riesco a vedere solo gli scaffali ricolmi di libri addossati alle pareti, alti fino al soffitto. So di essere nuda, esposta allo sguardo di chiunque fosse entrato, completamente inerme. Nonostante ciò non provo il bisogno di coprirmi o scappare; al contrario lo trovo liberatorio: Bene, ora che mi hanno visto non ho più bisogno di nascondermi! Delle persone si avvicinano; tra questi riconosco alcuni miei colleghi piuttosto anziani. Sento sguardi carichi di desiderio provenire dall’alto dei loro volti severi, gravi. Io sono sempre incollata al tavolo: non posso né provo il minimo desiderio di andarmene. Sono a disposizione dei visitatori della biblioteca, come lo sono i libri sugli scaffali. Li osservo di rimando e senza parlare è come se mi offrissi: Prendetemi e traete piacere da me, toccatemi, penetratemi. E così li sento uno per volta, a turno, avvicendarsi dentro i miei orifizi. In silenzio, con ordine e solennità, come si confà all’austero luogo del sapere in cui ci troviamo.

Il piacere consisteva nel donarsi, nel regalare piacere senza alcuno sforzo, passivamente, semplicemente abbandonandosi. Un piacere talmente intenso che sono venuta urlando.

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