Sulla supposta inutilità dell’orgasmo femminile

550px-Clitoris_anatomy_labeled-enMi è capitato di imbattermi in questo articolo, condiviso da un mio contatto su facebook.

All’inizio ho pensato fosse la solita banale solfa cisgender: maschi di qua, femmine di là. All’inizio in effetti non lo è, anzi mi stava piacendo… Ma quando meno me lo aspettavo, eccoti in chiusura la banalità sessista!

L’articolo evidenzia da subito la sostanziale corrispondenza biologica tra genitali maschili e femminili: praticamente indifferenziati in fase embrionale, anche a sviluppo terminato continuano a funzionare in maniera analoga. Maschi e femmine sono sessualmente più simili di quanto si creda.

Nell’articolo l’orgasmo è definito da 2 elementi: contrazioni muscolari e “perdita di coscienza” (io direi piuttosto picco di piacere).

Perchè si verificano questo contrazioni muscolari? La selezione darwiniana le ha preservate perchè utili all’espulsione delle sperma. L’utilità di questo meccanismo riguarda evidentemente gli individui maschi. Dato che però maschi e femmine hanno un apparato genitale simile (in origine identico), il fenomeno si presenta in entrambi, anche se, nella nostra attuale fase evolutiva, non sembra abbia alcuna funzione precisa nelle femmine. Come i capezzoli negli uomini. Ok.

L’articolo è invece molto carente, proprio da un punto di vista scientifico, riguardo il secondo elemento, quello delle sensazioni dell’orgasmo e del piacere che lo prelude (da cui non credo vada disgiunto). Ragionando da un punto di vista etologico ed evoluzionistico, la funzione è evidente per tutti individui, maschi e femmine! Il piacere ha un’utilità precipua in quanto induce gli individui a reiterare i comportamenti che lo provocano, cioè ad accoppiarsi (e incidentalmente a masturbarsi), garantendo così la riproduzione della specie. Questa è la base.

Il paragrafo La posizione moderna mi ha poi fatto trasecolare! Cito:

Recentemente sono state avanzate nuove ipotesi […] quella dal mio punto di vista più interessante spiega l’orgasmo femminile come un meccanismo utile alla donna non tanto per lei quanto per il proprio partner. Componente essenziale nelle logiche di potere che prendono vita durante l’amplesso è l’aspetto valoriale che contraddistingue l’uomo rispetto alla donna. La capacità del maschio di far provare piacere alla propria partner, mette in moto una serie di meccanismi psicologici a livello inconscio tali per cui aumentano le sensazioni di valore, potere e autostima. Un uomo che avrà provato tali sensazioni, sarà quindi portato a ripetere l’atto con quella stessa donna. E in questo modo la donna ha un’efficace strategia per tenere a sé il partner.

Cioè non è che le donne fingono l’orgasmo per fare contento il partner, proprio la selezione naturale si sarebbe scomodata a creare l’orgasmo femminile al fine di rimpinguare l’orgoglio maschile? Dai… è una cazzata!

Non metto in dubbio che questa dinamica si verifichi oggi (o negli ultimi 200.000 anni), ma noi stiamo parlando di fatti biologici la cui origine si colloca milioni di anni fa. Dato che non siamo l’unica specie in cui esiste l’orgasmo femminile, che io sappia almeno per i bonobo è accertato, allora è una cosa che nasce quantomeno prima della separazione delle due linee evolutive. I “diversi aspetti valoriali che contraddistinguono i maschi dalle femmine” e “i rapporti di potere durante l’amplesso” possono essere una conseguenza, casomai, ma non certo una causa, delle caratteristiche biologiche che ci sono state date in dotazione dalla selezione naturale.

Riferimenti bibliografici: Diamond Jared, Why is sex fun? The Evolution of Human Sexuality, 1997.

15 thoughts on “Sulla supposta inutilità dell’orgasmo femminile

  1. Ciao Agata, le specie che sfruttano il piacere come meccanismo riproduttivo sono relativamente poche (per dire i gatti sfruttano il prurito).

    A Darwin hanno fatto dire un sacco di cavolate, poverino, lui disse semplicemente che in uno scontro per la sopravvivenza sopravvive la razza più adattabile.

    Condizione per applicare tale conclusione è che ci sia una lotta per la sopravvivenza e non mi sembra il caso, quindi sarebbe il caso di non chiamare per nulla in caso la teoria evoluzionistica.

    Di solito le organizzazioni creano le proprie leggi a partire da rilevanze fisiche ed è molto raro il contrario (usiamo le scarpe perché abbiamo i piedi e non il contrario); quindi che la donna abbia un orgasmo (e un piacere) straordinariamente più ampio di quello maschile per consentire all’uomo di dimostrare quanto è bravo mi sembra una tavanata galattica.

    In maniera molto più semplice invece mi sembra che il piacere una leva diretta per l’accettazione della penetrazione che è comunque una violazione dell’individuo.

    Da un punto evoluzionistico (ma di evoluzione dei sistemi non darwniana) mi sembra anche coerente con l’introduzione dell’amore (una volta definito bisogno di affettività) come emozione basilare dei mammiferi (e molti volatili).

    Il sistema limbico dialoga tramite alucne emozioni tra cui l’amore, il quale è la base per passare da vite solitarie a vite comunitarie ma non coloniali quindi alla nascita delle società.

    Dicevo il piacere è prossimo all’amore e facilitando la penetrazione, cioè il mischiare due (o più) individuiin maniera desiderabile concorre a migliorare i legami societari e ridurre i comportamenti egoistici.

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    • Ok, io non ho una formazione specifica (ma ho studiato paleoantropologia) e mi manca il lessico specialistico e la differenza tra selezione darwiniana, naturale o di sistemi. Ma so che il piacere come il dolore sono l’esito di una chiamala-come-vuoi selezione che premia non il migliore in assoluto, ma quelli che riescono a riprodursi di più. Prurito, languorino o fotta, gli individui che si dilettavano nell’accoppiamento si sono riprodotti di più di quelli a cui risultava indifferente. Così come chi nasce senza appetito muore di fame – e non si riproduce – e chi non prova dolore muore giovane, prima di riprodursi.

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    • Ma non è così.

      Questa è una aberrazione della visione di Darwin.

      Deve esserci uno scontro per la sopravvivenza perché si abbia la selezione naturale, altrimenti tutto procede pacificamente.

      I mammiferi in genere hanno adottato diverse strategie, quella proletaria (basata sull’alto numero di figli) ha dato esiti migliori perché consentiva una miglior sopravvivenza.

      Tuttavia ci sono molte specie di mammiferi che fanno pochi figli, perché questo retaggio con il tempo non è più stato discriminante, quindi un tratto recessivo è tornato dominate per le mutate condizione esterne.

      Il genoma si adatta durante tutta lo nostra vita per selezionare le caratteristiche migliori per le generazioni future.

      Il concetto di adattabilità è più legato a questa caratteristica che allo scontro per la sopravvivenza (sono scoperte piuttosto recenti).

      Quindi tornando al piacere secondo me centra poco nel processo di sopravvivenza diretta di una specie.

      Va anche detto che la sopravvivenza non è il fine della vita bensì l’evoluzione…

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    • Perché parlano ancora dell’evoluzione postulata nel 1800…. dove si era usato il caso come spiegazione.

      Nel 90% dei casi la probabilità è introdotta come approssimazione di un processo intenzionale troppo complesso da essere analizzato

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    • Ma perpiacere! L’evoluzione non ha un fine. Niente ha in fine. È solo una teoria che spiega meccanismi della natura. Se c’è bisogno di tirare in ballo esseri divini o natura senziente, allora sì che si scade nel ridicolo, non nel più piacevole porno ridicolo. Le teorie di Darwin sono ancora validissime, hanno solo avuto bisogno di essere affinate, o in alcuni caso particolari di essere specificate. Ma nessun ricercatore serio prenderebbe in considerazione le “finalità” dell’evoluzione.

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  2. ma prima della divisione dei sessi evolutivamente parlando, come avveniva la riproduzione?
    ecco, questi sono i problemi che la scienza dovrebbe affrontare, dare finalmente una risposta al quesito se nacque prima l’uovo (fecondato) o la gallina, manderò una mail a crozza a riguardo

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  3. E’ vero che per i Master un po’ coglioni il far venire la partner è diventato il “Bullismo da osteria 2.0”.
    Una volta si sentiva dire “Io lo faccio sette volte in una sera” ora senti “L’altra sera l’ho fatta venire sette volte”…..
    PS Ciao Agata, poi ti racconto di Badalucco…

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  4. Stamattina ripensavo a questo post e mi è venuto in mente di un tale – inglese, mi pare – che si è preso la briga di mettersi a studiare quale dei due cervelli, fra quello femminile e quello maschile, sia più potente. Il problema non è il risultato – che era a dir poco discutibile – ,ma che ci sia qualcuno così demente da mettersi a fare ricerche per una cazzata simile. Io proporrei di donare alla scienza i cervelli di chi ha certe pensate, per vedere se c’è qualcosa dentro. Magari da vivi.
    E mi viene da pensare al signor Kellog – sì, quello dei corn flakes – che spese la prima notte di nozze a studiare sistemi per impedire ai ragazzi di masturbarsi (le soluzioni furono pomate urticanti per le ragazze e circoncisione senza anestesia per i ragazzi).

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    • Veramente?!?! Sta cosa di Kellogg mi era ignota. Per gli studi su uomini e donne, è incredibile come ci si focalizzi su quella manciata di geni che ci separano rispetto all’enormità delle somiglianze. Se sta gente avesse studiato la storia su ordini di tempo di migliaia e milioni di anni non si perderebbero in simili futili elucubrazioni!

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