Certe notti, tra cosce e zanzare, fare l’amore fin quando fa male – Cronaca di una svolta inattesa all’ultimo BDSM party del Bologna Project

Cronaca di una svolta inattesa all’ultimo BDSM party del Bologna Project, illustrazione di Agata Grop e racconto di Damiano Gorgo.

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Se vai a una festa BDSM può capitare che ti trovi legato a un palo. Magari è meno facile che, mentre sei legato, davanti a te ci sia uno che palpeggia e bacia la tua compagna, le sfila le mutandine e te le mette in bocca!

Ammetto che qualche cattiva intenzione l’avevamo avuta prima di partire per andare alla festa, ma mai avremmo pensato di arrivare a tanto! E proprio le cose più inaspettate sono le più belle.

La festa si svolge in un locale noto agli scambisti, con piscine e SPA, oltre a quegli spazi che normalmente sono dedicati alla trasgressione e che trovate in tutti i privé.

Gli organizzatori hanno scelto un posto accogliente, nel quale ci si immerge in una dimensione quasi onirica: la gente gira discinta, come in qualsiasi SPA a cui siamo abituati in Trentino, ma qui si lascia andare a libere effusioni, anche le più spinte. Il posto è arredato con comodi letti a baldacchino, lettini, zone più discrete sparse accanto alle svariate piscine e un laghetto artificiale. Così, mescolati tra naturisti e scambisti, noi che la sera parteciperemo alla festa, iniziamo a distinguerci. Chi per indossare capi legati al feticismo, come un collare o la gabbietta di castità che indosso io, o perché dà libero sfogo ad atteggiamenti tipici dei BDSMer, come il bondage, che nel nostro caso avviene in acqua con corde di cotone, risate, schizzi e urla.

Proprio così, mentre trascino Agata per la piscina usando i suoi capelli, ci nota una coppia complimentandosi. Ci ritroveremo con loro in un’altra piscinetta riscaldata e con getti d’acqua a conoscerci meglio e chiacchierare.

Con F. ed A. ci troviamo immediatamente a nostro agio, scambiamo opinioni e approfondiamo i reciproci interessi. Anche loro hanno una relazione di coppia, ma non “formale” come la nostra, così si interessano alle nostre dinamiche. Lui capisce e indovina la mia natura cuckold, cosa che incuriosisce anche lei. La cena passa così, con A. che esordisce rivolgendosi ad Agata con un: -Magari a lui piace vederti con un altro!- Eh sì, beccato!

Più tardi ci rincontriamo, durante la festa. Sia Agata che F. hanno optato per un vestito elegante, senza formalità, che si distingue dalla licenziosità di quelli fetish indossati dalle altre partecipanti o del nude look delle coppie scambiste. A. come tutti gli uomini che partecipano e vogliono mantenere una certa sobrietà è in black dress: semplici pantaloni e camicia, in contrasto con il mio esibizionismo, dato che mi ritrovo in cravatta e gabbietta e null’altro.

La temperatura all’interno è al limite della sopportabilità e la musica alta ci invoglia a uscire per chiacchierare al fresco. Agata ha deciso che vuole trovare un posticino dove legare, possibilmente a qualcosa di verticale. Sono sicuro che A. ha già deciso di agire, perché vedo come la guarda e il modo a cui si rivolge a Agata, così come sono sicuro che lei non si sia ancora accorta di niente!

F. sembra divertita dalla situazione, non dice nulla, se non confermare le osservazioni di A.

Agata decide di legarmi a un palo di uno dei letti a baldacchino. Mi tortura un po’ col cane e col frustino, poi mi lega girato, con le terga verso il palo. E lì lo noto, che tra gli apprezzamenti che l’altra coppia fa, la tensione sessuale sta crescendo, vedo il loro confabulare.

A. esordisce con: -Dai! Lasciamolo qui legato e andiamo!

Agata accetta divertita e si allontana con lui sotto braccio, mentre F. rimane lì a guardare, vicino a me. Può sembrare una spettatrice passiva, ma in realtà capisco che si sta godendo la scena. La chiamano verso di loro e si fermano a parlottare guardandomi. Io sono davvero passivo, non reagisco alle provocazioni, non rispondo alle domande, perché ho paura di rompere la magia; mi piace quello che sto subendo, senza nessun controllo, il mio essere esposto e la tensione sessuale che sta aumentando.

A. abbraccia Agata, la accarezza, le bacia il collo e, riavvicinandosi a me, dice: -Questa sera puoi solo guardare, non puoi toccare!

La base del pene si inturgidisce, lo sento gonfiarsi nella gabbietta, mentre accarezza Agata sopra il vestito, tenendosi alle sue spalle e premendola su di me; posso sentire il suo corpo e i suoi movimenti, ma non posso fare niente. Mi chiedo se Agata sa dove vuole andare a parare A. mentre la accarezza, la palpa, le bacia il collo, e lei con movimenti sempre più languidi lascia fare godendosi le coccole.

Chissà cosa le ha detto! Magari era un: -Lo facciamo ingelosire un po’!- ma io so benissimo che A. non vuole un po’, vuole tutto. La bacia in bocca. Non capirò mai perché nella mia testa, e in quella di molti cuck come me, il bacio sia percepito come molto più intimo di qualsiasi altra cosa, più del contato con i genitali! E lei lo lascia fare! Risponde al suo bacio!

Caro A. non le tue mani, non le tue intenzioni, ma questo davvero accende la mia gelosia! E con la gelosia, la sofferenza che contrasta con il mio cazzo che vorrebbe diventare duro! E le prime farfalle nello stomaco!

Le mani di A. si fanno più audaci, mentre si infilano sotto il vestito di Agata. Lei mi guarda con la sua espressione imbarazzata, ma che gli altri possono scambiare come semplice sorpresa. Sono sicuro che sta valutando se spingere oltre quello che sta succedendo, o fermare la cosa, ma evidentemente legge nei miei occhi quello che mi sta passando per la testa.

Mi bacia e bacia lui, mentre A. le sfila le mutandine.

Credo che questo sia stato il gesto che ha oltrepassato il punto di non ritorno: le ha tolto le mutandine e dopo averle appallottolate me la ha messe in bocca. È la prima volta che qualcuno, sopratutto qualcuno che ha intenzione di fare sesso con lei, mi umilia davanti ad Agata. Vorrebbe reagire e porre un limite, affermare il suo controllo e rimproverare A. di avere esagerato. Ma lo legge nei miei occhi. Questa gelosia, l’umiliazione, mi sta provocando piacere. Potrei sputare le mutandine quando voglio, potrei urlare “smettetela!” Non lo faccio.

Lei si preoccupa per me e il mio rischio di soffocamento! Tutto questo mentre A. se la ride sotto i baffi, si diverte, la rassicura e contemporaneamente inizia a masturbarla. Agata sospira e io impazzisco. Il tempo inizia a scorrere più velocemente, a precipitare.

Non so se A. vorrebbe consumare qui per una sua forma di esibizionismo o perché anche lui ha superato il limite massimo della sua eccitazione. Ma Agata ha ancora il controllo, quindi cerchiamo un posto più appartato e risponde ai suggerimenti di A. di lasciarmi legato -No, mi piace che mi faccia le coccole mentre…

Mentre.

Troviamo il posto e rapidamente siamo tutti e quattro sul letto. A. si avventa sulla mia donna, baciandola, accarezzandola, esplorandola e inizia a spogliarla. Io allungo le mani per accarezzarla ipnotizzato dagli avvenimenti, mentre F., dietro A., abbraccia Agata e la accarezza insieme a lui.

Agata lo ferma e mi ordina di spogliarla e toglierle le scarpe. Detto da lei, con quel tono, è un’altra botta allo stomaco e alla base del pene.

La spoglio mentre lui continua a fare quello che stava facendo, non ha neanche l’incombenza di denudarla. Via la cinture, le scarpe, il vestitino e le slaccio persino il reggiseno, servizio completo, mentre i due la riempiono di complimenti per la sua bellezza, per la sua pelle. Ho spogliato la mia compagna per loro, per il suo e il loro piacere, gliel’ho offerta ormai totalmente.

Mentre F. si occupa dei suoi seni e della sua bocca, A. scende tra le sue gambe con la bocca mentre, molto abilmente, si spoglia. Agata gli ricorda il preservativo, e A. senza scomporsi invita F. a prendere il suo posto, cosa che mi pare non vedesse l’ora di fare.

A. si toglie gli ultimi indumenti prendendo un preservativo e indossandolo su una erezione poderosa, e la porge alla bocca di Agata.

E mentre io la sto accarezzando la vedo prendere in mano il suo cazzo duro, quasi a provarne la consistenza e poi imboccarlo. Le farfalle nello stomaco si agitano! Io so bene quanto è accogliente e abile quella bocca, e una parte di me è un po’ orgogliosa del fatto che lui non se la possa gustare appieno.

Però vedere la sua asta sparire nella sua bocca, vedere come assapora la sua forma, mentre io mi sto accontentando di darle la manina, agitata dai movimenti che F. sta scatenando tra le gambe di Agata, a cui ora si aggiungono anche quelli della fellatio. Vabbè, mi dico, tanto so che non se lo gusta con il profilattico, lei odia il sapore che hanno.

Agata si interrompe: -Non ha il solito saporaccio! Non è male questo preservativo!

A. si riprende un attimo, ansima qualche spiegazione sul fatto che non sono di lattice, poi approfitta della pausa per riprendere un attimo di lucidità e distogliere F. dal suo lavorio di bocca. Lei si ritrova con la sua erezione davanti al viso e lo imbocca, mentre Agata glielo tiene con la mano e accompagna i movimenti di F.

Eh! Hai visto A.? Tu che volevi avere il controllo! E invece! Proprio sfortunato eh? Sigh!

Dal mio angolo vedo questo bel trittico, finché A. non riesce a riprendere il controllo e si sposta tra le gambe di Agata, penetrandola. Purtroppo non vedo molto da dove sono, ma posso vedere il viso di lei dilatare gli occhi. Mi guarda, con la bocca socchiusa. Lui si muove ritmicamente con colpi decisi, mentre lei mi stringe la mano.

-Ho bisogno di un po’ di lubrificante!

Lui evidentemente ci sta dando dentro con vigore, ma il tono di lei lo blocca e lui si toglie, mi guarda e mi invita a lubrificarla. Quasi incredulo mi precipito sulla vagina di Agata, aggiungendo saliva, senza leccare i suoi punti più sensibili. È gonfia, con un sapore diverso dal solito. Non so quanto vado avanti, ma a un certo punto lui mi interrompe e la fa girare per prenderla da dietro.

A. mi invita a infilarmi sotto per continuare a leccarla, ma Agata non sta ascoltando, è troppo presa dal piacere, ansima e urla a occhi chiusi. Provo a dirle qualcosa ma lei mi guarda inebetita, agitandosi ai colpi di lui. F. invece, che si trova dall’altro lato di Agata, non perde tempo e mentre le tiene i seni con le mani si infila sotto. Non so cosa succede, non riesco a vedere, Agata mi stringe forte la mano, gode, e A. si sta gustando la ‘cavalcata’.

Con la coda dell’occhio noto qualche guardone attorno a noi che si sta godendo la scena. Cosa sta vedendo? Una coppia che si sta scopando la mia compagna, mentre io sto lì con una gabbia all’uccello che prova a gonfiarsi inutilmente mentre tengo stretta la mano di lei. Pervertito? Depravato? Sfigato? Questi pensieri mi eccitano ancora di più! Bacio Agata, mentre mi presta poca attenzione, presa dal grosso cazzo che la sta sbattendo. Il tempo è strano, si dilata, si restringe, diventa più veloce e più lento a tratti, non so valutare quanto va avanti questa scena, con lui che la sbatte da dietro e lei che gode urlando, mentre F. è lì sotto a fare quello che avrei voluto fare io.

A. si ferma e la fa sdraiare di nuovo sulla pancia, tra le braccia di F. che la coccola tra le tette.

-Damiano, lubrifica ancora un po’- mi dice lui.

Mi strizza l’occhio, è evidente che parte del suo piacere è anche provocare il mio, sapere che questo rapporto per quanto bello è amplificato dal fatto che ci sono anche io. Ancora una volta mi chino tra le cosce spalancate di Agata, intenta a giocare con F. mentre A. mi guarda con la sua erezione a pochi centimetri dalla faccia, pronto a riprendere e concludere. Mi gusto la sua passera, il suo ciprigno scatenato dal piacere dato dal cazzo di A.

Lecco bene le grandi labbra, uso molta saliva,e questa volta stuzzico un po’ il clitoride, causandole qualche sussulto; poi mi alzo e le allargo la fica con le dita, offrendola al cazzo di A.

Lui mi sorride con complicità e, scorrendo tra le mie dita, la infilza. Lui mi guarda e io penso che sono fortunato a frequentare questo ambiente, dove c’è gente che capisce, comprende, non giudica, è disposta a occuparsi del piacere altrui per ricavarne anche il loro.

Oppure qualcuno può pensare che scemo che sia a far scopare la “mia” donna da un altro e aiutarlo pure! Che dire ,pensatela come volete, ma non proverete mai il piacere che ho provato io quella notte e non sarete mai in grado di comprenderlo.

Mi godo il momento del cazzo di A. che si fa strada nella fica di Agata, dilatandola e sparendo dentro di essa, mentre la tengo aperta.

A. ha ripreso a affondare ritmicamente dentro Agata, mentre lei titilla la fica di F., la quale le sta succhiando i seni. Non posso che guardare la soddisfazione nel volto di Agata e baciarla, più volte, intensamente, mentre lei si muove sotto i colpi di A.

Pensandoci adesso mi vengono in mente le sculture del Bernini, con quei corpi intrecciati, avvolti in loro stessi, siamo artistici? Non credo, ma qualche spettatore questa opera se l’è goduta comunque!

A. aumenta il ritmo, la profondità dei colpi, e viene mentre sto baciando Agata, con un urlo strozzato, eiacula dentro di lei, nella sicurezza del profilattico, certo, ma non è quello che ha immaginato la mia mente.

Tra le carezze e i complimenti da questi due nuovi amici, ci rilassiamo illanguiditi. In fondo anche F. e io abbiamo goduto, con la mente più che altro, ma con la capacità di trarre il nostro piacere da quello altrui, lavorando con la fantasia.

Ci lasciano lì, nudi e abbracciati, restituendoci alla nostra intimità, lasciando che ciò che è avvenuto sedimenti tra noi. E’ un momento di vero romanticismo, in cui io mi prendo di nuovo cura totalmente di Agata.

Come loro, anche voi non saprete mai cosa ci siamo detti dopo, abbracciati su quel letto.

Il lui della mia ex – Racconto di Damiano Gorgo aka Cavia

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Avevo sempre rifiutato i sui cortesi inviti. Mi sentivo in imbarazzo anche a prendere solo un caffè col nuovo compagno della mia ex, non perché fossi ancora innamorato di lei, ma semplicemente perché non mi sembrava il caso. Forse non volevo affrontare discorsi che ci accomunavano, oppure scoprire cose che mi avrebbero infastidito.
Ma quella volta risposi sì e mi trovai al tavolo con lui, a chiacchierare del più e del meno. Come avevo previsto il discorso virò subito su di lei, in fondo era l’unico argomento che ci accomunava veramente, e a quanto pare aveva voglia di sfogarsi con qualcuno che forse lo avrebbe capito più di altri.
Beh, c’era poco da fare: i suoi difetti li conoscevo bene, o ti piaceva anche per quelli o era tutto inutile, quindi cercai di comunicargli questa cosa, che se a lui piaceva veramente doveva imparare a convivere anche con quelli. Del resto aveva anche tanti pregi, no? Ne convenne. E poi è una donna molto sexy, sa sempre come risvegliare i sensi, non è una cosa da tutti!
Scosse il capo, assentendo, ma vedevo che c’era qualcosa che lo lasciava pensieroso.

-Qualcosa non va? Scusa, ma in effetti non sono fatti miei!

-No, no cioè, non preoccuparti! Ma sai è che a volte si fa mille problemi, per i suoi difetti, tanto che quando le faccio dei complimenti, lei crede che la stia solo lusingando!

-Ah sì, conosco il problema!- gli risposi comprensivo.

-Beh, almeno non è una cosa che fa solo con me!- rigirò la tazzina vuota tra le mani e continuò -vorrei sapere come rimediare a questa cosa!

Presi fiato, l’argomento si faceva interessante e stuzzicava le mie perversioni, però si trattava di un vero e proprio campo minato.

-Potresti mostrarle come la vedi tu davvero!- gli proposi.

-Cioè?- mi guardò stupito.

-Insomma, potresti proporle di fotografarla, magari con i suoi vestiti preferiti, la sua lingerie, in maniera sexy!

Sgranò gli occhi. Poi abbassò lo sguardo sulla tazza. Rimase a fissare e rigirare la tazzina per lunghi istanti.

-Io non…- iniziai a scusarmi.

-No! Scusa, è anche una bella idea, ma non so se a lei piacerebbe, cioè… magari lo trova imbarazzante, e poi non so, non è che sono un fotografo!- mi interruppe parlando rapidamente.

-Mah, guarda, per quel che riguarda farsi fotografare, con me lo faceva, anzi le è sempre piaciuto. Mentre per il problema tecnico, beh, i cellulari ormai rendono bene, inizia con quello casualmente e poi se ci prendi al mano, passa oltre!- lo tranquillizzai.

Dallo stupore passò a uno sguardo indagatore.

-Cioè tu la fotografavi spesso?

-Sì, abbastanza…

-Ma anche foto sexy?

-Eh sì, dai…

-Ma anche spinte?

-Vabbè, dai adesso, non è che…

-Dai tranquillo! Figurati! Cioè quello che è stato è stato, ma magari mi dai qualche dritta!

-Beh, più di quelle che ti ho dato!

Mi guardò in silenzio.

-Ma le hai ancora?-

-Eh dai!- risposi cercando di non sembrare troppo convinto.

-Me le fai vedere?

-Non mi sembra il caso…

-Dai! Tanto non è che vedo qualcosa che non conosco!

-Ho capito, ma magari ti da fastidio, e ci rimani male!

-Ma no, anzi! Mi dai spunti! Dai per piacere!

Ci scambiammo i numeri.
Qualche giorno dopo ero davanti alla sua porta.
Mi fece accomodare sul divano, mentre accendevo il mio portatile. Cercai le foto.

-Sei bravo!

-Grazie!- risposi.

-Ma col cellulare?

-Ma no, queste le ho fatte con una digitale!

-Ah si vede che le piace posare però da queste foto, è sorridente, si mette in posa!

-Te lo avevo detto!

Scorrevo le foto, non troppo velocemente, per dargli il tempo di esaminarle. A volte riconosceva un capo, commentava una posa, o faceva domande sul periodo in cui erano state scattate. Arrivammo alle foto più sexy, in lingerie o con capi sexy e pose sbarazzine. All’inizio si azzittì, fece passare un po’ di foto, poi iniziò a commentare con un “però!”, con versi di approvazione, lentamente riprese a fare domande e a volte commentare i capi che riconosceva.

Io intanto mi sentivo un nodo allo stomaco, un po’ l’emozione dei ricordi, che si sovrapponevano a tratti con i suoi, scatenando in me immagini di probabili loro coiti. Ma c’era anche l’imbarazzo di fare qualcosa al limite del moralmente proibito che mi eccitava. Ero fianco a fianco col suo nuovo compagno, il suo amante attuale, e gli stavo mostrando il nostro passato intimo, come se in parte lui potesse appropriarsene. Arrivammo alla fine delle foto.

-Beh, dai! Pensavo peggio! Magari che facevi foto mentre scopavate! O si faceva riprendere chissà in che maniere sconce!

Lo guardai in silenzio.

-Mmmm… quelle le tengo in un’altra cartella!- mi ci era voluto una discreta dose di coraggio e faccia tosta per dirlo. Sapevo che sarebbe stata una trappola per lui.

-Dai! Vedere!- esclamò.

-Non mi sembra il caso, sai- usando quel tono di scarsa convinzione che mi aveva portato fin qui.

-Beh, non c’è niente che…

-…Tu non abbia già visto, lo so lo so! Però non è la stessa cosa, insomma, non ci sei tu!- iniziavo a tirare l’esca, a vedere se lui avrebbe abboccato, oppure…

-Tranquillo, sono solo davvero curioso!

Scossi al testa, sbuffai e poi spostai il puntatore sulla cartella e aprì la prima col visualizzatore. Lo sentii deglutire chiaramente. Gli diedi il tempo di realizzare quello che stava vedendo prima di passare alla prossima. Aprì la bocca, senza suono, un vero e proprio cedimento della mandibola.

Le foto si facevano più spinte, e lui non emetteva un suono, solo un respiro leggermente rauco. A volte, quando le foto erano decisamente oscene si voltava a guardarmi, stupito, con la bocca sempre aperta. Dopo alcune foto si sistemò la patta.

-Ti imbarazzano?- gli chiesi. Prese fiato mentre si girava a guardarmi.

-No… no…- rispose balbettante.

-Mi sa che ti fanno un certo effetto, anzi!- incalzai.

-Sì cazzo! Vorrei vedere! A te no?- disse mentre si sistemava di nuovo la patta che ora presentava un certo rigonfiamento.

-Beh, non è la prima volta che le vedo, mi fa piacere che ti piacciano!

Assentì col capo, mentre con la mano continuava a molestare le sue parti basse. Nuova foto. Inspirò l’aria attraverso i denti. Nuova foto di lei legata e bendata. Lo vidi ingobbirsi un po’.

-Ah! Facevate anche…- mi guardò stupito. Gli risposi anche io con un accenno della testa. Quella dopo era sullo stesso tenore, esclamò un -Uh!- mentre si afferrava l’erezione attraverso la stoffa.

-Ascolta, ormai è palese, se non ce la fai più tiralo fuori! Tranquillo, non mi scandalizzo e non mi giudico, anzi sono contento che apprezzi!

Mi guardò con gli occhi sgranati, non so se era spaventato o solo sorpreso, ma di sicuro l’eccitazione superava qualsiasi cosa. Si calò i pantaloni, liberando una erezione che era diventata evidentemente dolorosa. Aveva un bel cazzo, consistente, non esagerato, ben modellato. Il suo sguardo tornò alle foto, mentre con la mano iniziava una lenta masturbazione. Non aveva fretta e si assicurava di non ricoprire mai il glande, il quale pulsava sempre più gonfio. Si stava godendo la visione. La sua donna penetrata da un altro, che usava la sua bocca su un altro, si faceva usare da un altro. E questo “altro” ero io, a fianco a lui, che si godeva la scena, l’eccitazione, lo stupore, e un po’ di pena che la mia “vittima” stava provando.

Arrivammo all’ultima foto. Lui rimase lì, con il cazzo durissimo e la bocca spalancata.

-Non ne hai altre?- chiese.

-No, mi spiace, sta a te ora farle!

Teneva le labbra serratissime, e gocce di sudore gli imperlavano la fronte e le narici erano dilatate. Presi l’iniziativa appoggiando la mano sulla sua asta. Mi guardò stupito, evidente confuso sul cosa fare. Prima che decidesse imboccai il suo cazzo duro. Credo fosse già un po’ al limite, quindi non insistetti troppo. Presi a leccarlo lungo l’asta e a guardarlo. Era sorpreso e imbarazzato, ma l’eccitazione lo teneva eretto. Evidentemente non sapeva cosa fare, ma lo shock lo aveva un po’ calmato. Presi di nuovo a succhiarlo, accarezzandogli il glande con la lingua, mentre con la mano presi a accarezzargli lo scroto e il perineo. Lentamente si lasciò andare buttandosi sullo schienale e iniziando a gemere. Presi ad accarezzargli di nuovo il cazzo con la lingua, percorrendolo, fino alle palle, fino leccarle.

-Cazzo! Ma hai insegnato tu a lei? Non so chi è meglio!- si decise a dirmi.

Gli sorrisi mentre gli leccavo il cazzo, poi lo imboccai nuovamente. Cercavo di tenerlo sul limite, senza mai farlo venire, fino a sentire la base che pulsava e lui che iniziava a gemere. Arrivò a mettermi anche una mano sulla testa, spingendomi il cazzo in gola. Lo lasciai fare un po’, ma poi ripresi il controllo. Finché non pensai che ne avesse avuto abbastanza. Allora non mi fermai, i gemiti aumentarono di volume, sentivo il cazzo pulsare in bocca, fino all’esplosione! Una quantità notevole di sperma si riversò nel mio cavo orale, mentre iniziai a ingoiare. Il cazzo pulsava violentemente, lanciando gli ultimi schizzi, che succhiai diligentemente. Lo ripulii, e mi sedetti a terra, tra le sue gambe. Lui era abbandonato sullo schienale e continuava a ripetere -Cazzo! Cazzo! Cazzo!- con una mano su gli occhi.

-Spero ti sia piaciuto!- gli dissi. Si bloccò, poi lentamente sollevo la testa e abbassò lo sguardo. Era rosso, totalmente. Chissà se solo per l’orgasmo o anche per l’imbarazzo.

-Cazzo… sì… io… cioè… grazie!- rispose confusamente.

Gli sorrisi mentre mi alzavo. -Figurati, è stato un piacere!- mi leccai le labbra, avevo qualche goccia del suo seme nella barba. Andai in bagno. Quando tornai si era ricomposto e acceso una sigaretta.

-Oh! Grazie per avermele fatte vedere! Sei stato molto… gentile!

-Figurati! Alla prossima!- gli dissi mentre uscivo di casa con il mio portatile sotto braccio.

-Eh, non so, cioè… sai… capisci?

Il suo imbarazzo mi piaceva, mi eccitava quasi.

-Come vuoi!- gli risposi strizzando l’occhio.

Salii in macchina per tornare a casa. Dopo qualche minuto il cellulare risuonò di un messaggio. Era lui, lo lessi.

“Ma se ci rivediamo, la prossima volta me lo dai il culo? Lo sai, lei non me lo da mai!”

Cronaca di un tradimento

Cronaca di un tradimento

La casa era vuota quando rientrai, evidentemente era fuori per qualche commissione.
Dopo essermi tolto le scarpe e la tuta da lavoro andai in camera per sdraiarmi un attimo, ma rimasi sorpreso dal trovare il letto sfatto, con le coperte ammucchiate in fondo.
Era strano, ma mi ci soffermai poco, perché notai immediatamente una bustina di un preservativo aperto sul mio comodino, di una marca diversa da quella che avevamo in casa. Lentamente feci scorrere lo sguardo per tutta la stanza, e trovai sulla cassettiera un’altra bustina intatta. A questo punto, per dissipare qualsiasi dubbio andai in bagno, e dentro al cestino trovai la prova definitiva: un preservativo usato e pieno, avvolto nella carta. Non mi restava che attendere.

Quando rientrò era al telefono, ma rimase sorpresa di trovarmi in mezzo al corridoio ad aspettarla, il mio sguardo torvo la convinse a concludere la telefonata rapidamente. Mi avvicinai a lei.

-Ciao!!- mi salutò allegra.
-Sì, ciao. Vieni un po’ con me!- le risposi.
La vidi agitarsi immediatamente. La condussi in camera facendola entrare per prima, poi la presi per la parte posteriore del collo.
-Quello cos’è?- le chiesi girandole la testa e indicando la confezione aperta sul mio comodino.
-No, guarda, mi sono dimenticata…
La interruppi strattonandola -Cos’è?- incalzai urlando. Sul suo volto si era dipinto il panico. La gettai sul letto, bloccandola col mio corpo.
-Allora?- le urlai in faccia.
-Pensavo di aver buttato tutto! L’ho usato per un sex toy, per mastu…
Spam! Il mio schiaffo la colpì in pieno volto.
-Puttana! Non mi raccontare stronzate!
Spam!
-Ma no, davvero…- cercò di difendersi.
Spam!
-Dimmi la verità! Chi è venuto qui?- le urlai ancora.
-Non io, accidenti!- mi rispose.
Mi fermai a guardarla e mi misi a ridere. Anche lei si mise a ridere un attimo dopo di me.
-Vabbè! Con questa hai vinto tutto!- le dissi baciandola.
-Eh! Lo so che vorresti sentirmi dire che mi ha sbattuta come mi merito!- mi rispose -ma la verità è che neanche me ne sono accorta!
-Ma come? Prometteva così bene, con quella dotazione!
-E insomma, che devo dirti? Quando me l’ha leccata era tutto delicatino, e pi pi pi, sembrava un pulcino!!
Stavo ridendo di gusto.
-E poi quando me lo ha messo dentro quasi non ho sentito niente all’inizio! E quando ho iniziato a sentire, porca miseria, lui era già venuto!-. Ma mentre lo diceva stava ridendo anche lei. -Lui era tutto convinto, eh! Ma io gli ho detto che non si fa così, facendogli anche segno col dito!- e mentre lo diceva ripeteva il gesto e l’espressione, facendomi ridere alle lacrime.
Ci abbracciammo, ridendo e baciandoci.
-Mi spiace amore! Mi sa che mi tocca sbatterti!- le dissi cercando di consolarla, mentre le slacciavo i pantaloncini.
-Eh sì, ti tocca!
Mentre mi abbassavo tra le sue cosce la guardai e le dissi: -Poi vedremo di cercarne un altro valido!
-Ma io mi scoccio!- mi rispose spingendomi giù la testa.

La Cavia

Risvolti cuckold nella vicenda della Didone di Virgilio

Virgilio descrive l’amore come una inarrestabile maledizione divina che si diffonde come un veleno nelle midolla rendendo pazze tutte le specie animali. Omne adeo genus in terris hominumque ferarumque et genus aequoreum, pecudes pictaeque uolucres, in furias ignemque ruunt: amor omnibus idem (Georg. III, 242-245). L’amore è una passione violenta che prosciuga le forze, conduce alla follia e all’autodistruzione.

Nell’Eneide è la povera Didone ad essere vittima degli artifici di Venere. Cupido furentem incendat reginam atque ossibus implicet ignem. Ille paulatim abolere Sychaeum incipit (Aen. I, 658-660, 719-722). Cupido incendia le ossa della regina con il fuoco della passione e comincia presto a svanire il ricordo di Sicheo, l’amato marito scomparso.

Didone ed Enea di Agostino Carracci (sec. XVI)

Didone ed Enea di Agostino Carracci (sec. XVI)

La partenza di Enea getta Didone nella disperazione. Tormentata da incubi e allucinazioni terribili, si dà la morte maledicendo l’arrivo della flotta troiana a Cartagine.

Il pio Enea incontra la regina fenicia durante la sua discesa agli inferi. E’ sinceramente addolorato per la sua tragica fine, non immaginava di arrecarle tale dolore! Tenta di avvicinarsi per parlarle.

Ma Didone ha il viso di dura roccia, non ne incrocia lo sguardo, si sottrae ostile alle sue preghiere. Va invece a rifugiarsi tra le braccia del primo marito che ne corrisponde l’attesa e ne eguaglia l’amore (Aen. VI, 473-474).

Se la passione che Didone aveva provato per Enea era frutto di un sortilegio divino, di cui lei era stata vittima senza colpe, il sentimento che la lega a Sicheo è invece autentico e positivo, tanto da unirli nuovamente nell’Ade.

Mi piace immaginare che Sicheo abbia vegliato costantemente la sua amata dall’oltretomba e abbia partecipato empaticamente alle sue vicissitudini ed emozioni. 

Sicheo avrà provato nostalgia ed orgoglio quando Didone rifiutava i pretendenti e rimaneva fedele al suo ricordo. Avrà però continuato ad amarla anche quando lei sarebbe caduta vittima di quella nefasta passione per Enea. Immagino sia stato voyeuristicamente testimone dei loro amplessi, addolorato, ma senza rancore per la sua donna. Avrà assistito alla disperazione di Didone, maledicendo la propria impotenza. Si sarà sentito terribilmente in colpa per il sollievo provato quando il rivale lascerà Cartagine. Didone decide di uccidersi, è straziante, ma allo stesso tempo sa che presto si riabbraceranno e saranno uniti per l’eternità.

Mi piace immaginare che, una volta insieme, Sicheo inducesse Didone a raccontargli, più e più volte, del sesso travolgente con l’eroe troiano.

Lettere dai fan 1

Come detto in passato, uso chiedere alle persone che vogliono incontrarmi di inviarmi via email una lettere di presentazione in cui descrivono se stessi ed il modo in cui vivono il BDSM. Molti trovano questo compito troppo impegnativo, altri invece sono contenti di poter parlare liberamente delle proprie esperienze e perversioni. Quella che pubblico di seguito l’ho ricevuta ormai un anno e mezzo fa. Mi spiace che la persona che me l’ha scritta non si sia più fatta viva, mi piaceva il suo stile.

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Buongiorno Agata,

Vuole conoscere altre mie esperienze? Frequentavo una donna sposata, l’avevo conosciuta su internet per fare sesso tradizionale, ma le cose sono a poco a poco cambiate. Un giorno, preso dalla mia indole sub, mi inginocchiai ai suoi piedi ed iniziai a baciarli. Per tutta risposta lei prese la mia cintura ed inizió a frustarmi la schiena sempre piú forte. Piú lei inveiva contro mia schiena, piú le baciavo i piedi. Questa situazione mi eccitava talmente tanto che per poco non eiaculavo subito. Il fatto è che da quella prima volta in cui abbiamo giocato con certi preliminari non ne abbiamo più potuto fare a meno, spingendoci pian piano verso le torture. Una volta eravamo a casa sua, il marito era fuori per un corso di aggiornamento. Quando mi aprì la porta era in autoreggenti, reggicalze, perizoma e reggiseno, tutto di colore nero, ed indossava scarpe col tacco rosse lucide. Appena chiusa la porta le sono saltato addosso, iniziando a baciarla e toccarla tutta, mentre piano piano andavamo verso il soggiorno. Lei si gustava la mia eccitazione con un sorriso beffardo. Subito prima che potessi spingerla sul divano lei si divincola, mi molla tre ceffoni, prende le distanze e mi dice “Cosa fai stronzo?? Prima di tutto spogliati e inginocchiati!!” Le giuro che a quelle sue parole mi è diventato di marmo. Ho eseguito l’ordine, mi sono spogliato e inginocchiato ai suoi piedi. Credevo volesse che le leccassi le scarpe, ma mi sbagliavo, così quando ho provato a farlo lei mi ha tirato su per i capelli e mi ha mollato altre tre sberle. A quel punto sono rimasto immobile perché non sapevo più cosa fare. Lei divertita mi girava intorno, con le scarpe mi strusciava il cazzo tenendomi in una eccitazione totale. Il primo vero ordine che mi ha dato è stato di alzarmi in piedi, così che potesse legarmi con due manette i polsi al lampadario. “Guarda che se me lo rompi, prima ti distruggo e poi lo ricompri” mi disse. Io ero appeso al lampadario, lei prese le stringhe delle mie scarpe ed iniziò a legarmi le palle, stringendo molto e tirandole verso il basso. Io mi lamentavo per il dolore e lei per tapparmi la bocca si tolse il perizoma e me lo infilò in bocca. Così potè continuare a stringere e tirare lo scroto per legarlo stretto. Con la seconda stringa mi legò il cazzo ancora duro, lasciando scoperto solo il glande. Finita l’opera si assentò per pochi minuti e tornò con tutte le mollette da bucato che aveva trovato ed uno spago. Iniziò a mettermele addosso, partendo dalle braccia e scendendo giù lungo il petto, arrivando fino all’inguine, posizionando lo spago fra la pelle e la molletta. Io ero immobile, mi gustavo ogni applicazione di molletta. La guardavo. Lei ogni tanto mi leccava le labbra che tenevano ancora il suo perizoma, poi mi sputava in faccia e mi cospargeva la sua saliva sul viso. Dalla sala alla cucina c’erano pochissimi metri, così andò a prendere una zucchina, piuttosto grossa, si accomodò sul divano ed iniziò a succhiarla mentre io guardavo. Lei rideva di gusto a guardarmi e seduta sul divano iniziò a masturbarsi a gambe aperte. Se la spingeva dentro completamente, ansimava e mugolava, sicura del fatto che anche l’effetto sonoro avrebbe contribuito ad aumentare la mia eccitazione bloccata dalle stringhe. Io mi dimenavo per il dolore alle palle ed al cazzo, e lei ci dava dentro ancora di più, si inarcava nella schiena e gemeva. Per me era una vera e propria tortura. Questa cosa sarà durata una mezz’ora buona, sentivo una fitta allucinante fra le gambe e il suo perizoma ormai era fradicio della mia saliva. Di colpo si alza, mi guarda dritto negli occhi e mi molla un calcio nelle palle! Uno dei pochi che mi ha dato. Rimango senza fiato, mi contorco rischiando di buttare giù il lampadario, lei mi prende per i capelli e mi schiaffeggia dopo avermi sputato di nuovo in faccia. “Adesso questa te la prendi nel culo!” Mi dice facendomi vedere la zucchina tutta bagnata dei suoi umori, e così fu. Me la spinse dentro fino in fondo. Mi diede un altro calcio e disse “Non ti azzardare a tirarla fuori finchè non te lo dico io.” Le devo confessare che ero parecchio dolorante a quel punto, ma lei non era ancora sazia, così prese lo spago che collegava le mollette e lo tirò via, strappandomi di dosso tutte le mollette. Un dolore incredibile, il suo perizoma attenuò il mio urlo. Mi guardò mentre sfilava la cintura dai miei pantaloni ed iniziò a prendermi a cinghiate da tutte le parti: sul petto, sulla schiena, sul culo, sulle cosce, sul cazzo e sulle palle. Usava la cinghia come se fosse veramente arrabbiata. Sentivo la pelle bruciare ad ogni colpo ed ogni colpo era più forte del precedente. Anche questa sessione di flagellazione sarà durata una ventina di minuti, era indemoniata, sembrava che mi volesse strappare via la pelle. Quando mi liberò dalle manette caddi in ginocchio, ero stremato! Lei rise soddisfatta e mi diede il permesso di togliermi la zucchina dal culo e di slegarmi le parti intime. Una volta liberato mi spinse col piede a sdraiarmi sul tappeto. Mi si sedette in faccia e cominciò a cavalcarmi come se mi stesse scopando. Poi si alzò un pochino, si masturbò con due dita fino a schizzarmi in bocca! Per me fu la goccia che faceva traboccare il vaso. Tutto sporco dei suoi liquidi mi alzai e la presi con forza e la trascinai sul divano, La presi per i capelli e glielo misi in bocca. Mentre a me colavano i suoi umori sul viso a lei scopavo la bocca fino alla gola, facendole uscire persino la bava dagli angoli. La presi e la feci sedere sul bordo del divano con le gambe alte bloccate dalle mie braccia, iniziai a scoparla prepotentemente, a sbatterla… ero fuori di testa, infoiato e fuori controllo. La sbattevo come se fosse una troia qualsiasi, continuavo come un dannato fino a che sentii che stavo per venire, al che le presi la testa e le schizzai in bocca. Lei era sudata, io anche lo ero, ma ormai ero partito di testa, così la feci sdraiare sul divano, mi inginocchiai davanti a lei, la leccai e la masturbai senza sosta fino a che non squirtò di nuovo. A quel punto lei era soddisfatta, glielo leggevo negli occhi, ma io avevo ancora voglia di venire, avevo voglia del suo culo. Così per i capelli la feci appoggiare alla spalliera del divano e iniziai a scoparla da dietro, all’inizio lentamente, poi sempre più forte e veloce. Dato che era il mio secondo orgasmo ci è voluto più tempo, e alla fine le schizzai sulla schiena. A raccontarle questa giornata mi sembra di sentire ancora i suoi gemiti ed il suo respiro, mi eccito ogni volta che lo ricordo.  Le chiedo scusa se ho usato termini volgari, Agata, ma mi sembravano adatti. Le auguro una splendida giornata, naturalmente inginocchiato ai suoi piedi.

Switchforher

Fantasia strutturata – Cuckold 3

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–  Cara Cavia, toccami. E raccontami una storia porno con trama.

– Un porno con trama?

– Sì, grazie.

Così come sei vestita, ti coprirei con un lungo impermeabile e ti porterei lontano, in auto, in un locale che conosco. Appena entrati ti toglierei l’impermeabile affinché tutti possano vederti. Uomini e donne si voltano a guardarti, ti ammirano e ti desiderano. Ti conduco in una sala privata, degli uomini ci seguono. C’è un letto al centro, ti ci sdrai, io sono in piedi alle tue spalle e controllo che tutto vada bene.

Inizi a masturbarti col tuo vibratore preferito. Gli spettatori sono eccitati: osservano come ti tocchi, come gemi, come godi. Iniziano a masturbarsi anche loro. Ma tu sei lenta. Il primo non resiste e viene in fretta. Poco dopo un altro, poi il terzo… vengono tutti tranne uno.

Quello che è durato di più deve essere premiato, gli concedi la tua bocca, le tue labbra morbide. Tu sei brava e non resiste a lungo.

Poi se ne va, sono andati via tutti; siamo rimasti soli e adesso sei solo mia. Voglio scoparti io finalmente, dentro la tua fica, un privilegio che agli altri non è stato concesso, sentire quanto sei stretta…

Infine ti aiuto ad indossare l’impermeabile e ti riporto a casa.

 

– Mi è piaciuta questa storia. Ora legami!

Fantasia strutturata – Cuckold 1 e 2

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Cara Cavia, raccontami una tua fantasia.

Sei a casa mia, legata e bendata. Conduco un uomo da te e non sai chi è. Può fare di te quello che vuole. Io controllo che non esageri…

Cos’è che non può fare?

Farti del male.

Culo?

Quello può. Può penetrarti dove vuole.

Non mi piace questa storia: sono troppo sub!

Allora sono io ad essere legato e bendato. Tu porti un uomo in casa mia, andate sul soppalco ed io posso sentire mentre ti scopa e ti fa gemere. Quando ha finito va via. Tu vieni da me e ti fai pulire con la lingua. Lecco la fica dove è stato lui, sento il sapore del preservativo…

Ma fai sesso sicuro nelle fantasie?!?!

…sento il sapore del suo sperma…

 

Adesso va bene. Bravo.