Il lui della mia ex – Racconto di Damiano Gorgo aka Cavia

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Avevo sempre rifiutato i sui cortesi inviti. Mi sentivo in imbarazzo anche a prendere solo un caffè col nuovo compagno della mia ex, non perché fossi ancora innamorato di lei, ma semplicemente perché non mi sembrava il caso. Forse non volevo affrontare discorsi che ci accomunavano, oppure scoprire cose che mi avrebbero infastidito.
Ma quella volta risposi sì e mi trovai al tavolo con lui, a chiacchierare del più e del meno. Come avevo previsto il discorso virò subito su di lei, in fondo era l’unico argomento che ci accomunava veramente, e a quanto pare aveva voglia di sfogarsi con qualcuno che forse lo avrebbe capito più di altri.
Beh, c’era poco da fare: i suoi difetti li conoscevo bene, o ti piaceva anche per quelli o era tutto inutile, quindi cercai di comunicargli questa cosa, che se a lui piaceva veramente doveva imparare a convivere anche con quelli. Del resto aveva anche tanti pregi, no? Ne convenne. E poi è una donna molto sexy, sa sempre come risvegliare i sensi, non è una cosa da tutti!
Scosse il capo, assentendo, ma vedevo che c’era qualcosa che lo lasciava pensieroso.

-Qualcosa non va? Scusa, ma in effetti non sono fatti miei!

-No, no cioè, non preoccuparti! Ma sai è che a volte si fa mille problemi, per i suoi difetti, tanto che quando le faccio dei complimenti, lei crede che la stia solo lusingando!

-Ah sì, conosco il problema!- gli risposi comprensivo.

-Beh, almeno non è una cosa che fa solo con me!- rigirò la tazzina vuota tra le mani e continuò -vorrei sapere come rimediare a questa cosa!

Presi fiato, l’argomento si faceva interessante e stuzzicava le mie perversioni, però si trattava di un vero e proprio campo minato.

-Potresti mostrarle come la vedi tu davvero!- gli proposi.

-Cioè?- mi guardò stupito.

-Insomma, potresti proporle di fotografarla, magari con i suoi vestiti preferiti, la sua lingerie, in maniera sexy!

Sgranò gli occhi. Poi abbassò lo sguardo sulla tazza. Rimase a fissare e rigirare la tazzina per lunghi istanti.

-Io non…- iniziai a scusarmi.

-No! Scusa, è anche una bella idea, ma non so se a lei piacerebbe, cioè… magari lo trova imbarazzante, e poi non so, non è che sono un fotografo!- mi interruppe parlando rapidamente.

-Mah, guarda, per quel che riguarda farsi fotografare, con me lo faceva, anzi le è sempre piaciuto. Mentre per il problema tecnico, beh, i cellulari ormai rendono bene, inizia con quello casualmente e poi se ci prendi al mano, passa oltre!- lo tranquillizzai.

Dallo stupore passò a uno sguardo indagatore.

-Cioè tu la fotografavi spesso?

-Sì, abbastanza…

-Ma anche foto sexy?

-Eh sì, dai…

-Ma anche spinte?

-Vabbè, dai adesso, non è che…

-Dai tranquillo! Figurati! Cioè quello che è stato è stato, ma magari mi dai qualche dritta!

-Beh, più di quelle che ti ho dato!

Mi guardò in silenzio.

-Ma le hai ancora?-

-Eh dai!- risposi cercando di non sembrare troppo convinto.

-Me le fai vedere?

-Non mi sembra il caso…

-Dai! Tanto non è che vedo qualcosa che non conosco!

-Ho capito, ma magari ti da fastidio, e ci rimani male!

-Ma no, anzi! Mi dai spunti! Dai per piacere!

Ci scambiammo i numeri.
Qualche giorno dopo ero davanti alla sua porta.
Mi fece accomodare sul divano, mentre accendevo il mio portatile. Cercai le foto.

-Sei bravo!

-Grazie!- risposi.

-Ma col cellulare?

-Ma no, queste le ho fatte con una digitale!

-Ah si vede che le piace posare però da queste foto, è sorridente, si mette in posa!

-Te lo avevo detto!

Scorrevo le foto, non troppo velocemente, per dargli il tempo di esaminarle. A volte riconosceva un capo, commentava una posa, o faceva domande sul periodo in cui erano state scattate. Arrivammo alle foto più sexy, in lingerie o con capi sexy e pose sbarazzine. All’inizio si azzittì, fece passare un po’ di foto, poi iniziò a commentare con un “però!”, con versi di approvazione, lentamente riprese a fare domande e a volte commentare i capi che riconosceva.

Io intanto mi sentivo un nodo allo stomaco, un po’ l’emozione dei ricordi, che si sovrapponevano a tratti con i suoi, scatenando in me immagini di probabili loro coiti. Ma c’era anche l’imbarazzo di fare qualcosa al limite del moralmente proibito che mi eccitava. Ero fianco a fianco col suo nuovo compagno, il suo amante attuale, e gli stavo mostrando il nostro passato intimo, come se in parte lui potesse appropriarsene. Arrivammo alla fine delle foto.

-Beh, dai! Pensavo peggio! Magari che facevi foto mentre scopavate! O si faceva riprendere chissà in che maniere sconce!

Lo guardai in silenzio.

-Mmmm… quelle le tengo in un’altra cartella!- mi ci era voluto una discreta dose di coraggio e faccia tosta per dirlo. Sapevo che sarebbe stata una trappola per lui.

-Dai! Vedere!- esclamò.

-Non mi sembra il caso, sai- usando quel tono di scarsa convinzione che mi aveva portato fin qui.

-Beh, non c’è niente che…

-…Tu non abbia già visto, lo so lo so! Però non è la stessa cosa, insomma, non ci sei tu!- iniziavo a tirare l’esca, a vedere se lui avrebbe abboccato, oppure…

-Tranquillo, sono solo davvero curioso!

Scossi al testa, sbuffai e poi spostai il puntatore sulla cartella e aprì la prima col visualizzatore. Lo sentii deglutire chiaramente. Gli diedi il tempo di realizzare quello che stava vedendo prima di passare alla prossima. Aprì la bocca, senza suono, un vero e proprio cedimento della mandibola.

Le foto si facevano più spinte, e lui non emetteva un suono, solo un respiro leggermente rauco. A volte, quando le foto erano decisamente oscene si voltava a guardarmi, stupito, con la bocca sempre aperta. Dopo alcune foto si sistemò la patta.

-Ti imbarazzano?- gli chiesi. Prese fiato mentre si girava a guardarmi.

-No… no…- rispose balbettante.

-Mi sa che ti fanno un certo effetto, anzi!- incalzai.

-Sì cazzo! Vorrei vedere! A te no?- disse mentre si sistemava di nuovo la patta che ora presentava un certo rigonfiamento.

-Beh, non è la prima volta che le vedo, mi fa piacere che ti piacciano!

Assentì col capo, mentre con la mano continuava a molestare le sue parti basse. Nuova foto. Inspirò l’aria attraverso i denti. Nuova foto di lei legata e bendata. Lo vidi ingobbirsi un po’.

-Ah! Facevate anche…- mi guardò stupito. Gli risposi anche io con un accenno della testa. Quella dopo era sullo stesso tenore, esclamò un -Uh!- mentre si afferrava l’erezione attraverso la stoffa.

-Ascolta, ormai è palese, se non ce la fai più tiralo fuori! Tranquillo, non mi scandalizzo e non mi giudico, anzi sono contento che apprezzi!

Mi guardò con gli occhi sgranati, non so se era spaventato o solo sorpreso, ma di sicuro l’eccitazione superava qualsiasi cosa. Si calò i pantaloni, liberando una erezione che era diventata evidentemente dolorosa. Aveva un bel cazzo, consistente, non esagerato, ben modellato. Il suo sguardo tornò alle foto, mentre con la mano iniziava una lenta masturbazione. Non aveva fretta e si assicurava di non ricoprire mai il glande, il quale pulsava sempre più gonfio. Si stava godendo la visione. La sua donna penetrata da un altro, che usava la sua bocca su un altro, si faceva usare da un altro. E questo “altro” ero io, a fianco a lui, che si godeva la scena, l’eccitazione, lo stupore, e un po’ di pena che la mia “vittima” stava provando.

Arrivammo all’ultima foto. Lui rimase lì, con il cazzo durissimo e la bocca spalancata.

-Non ne hai altre?- chiese.

-No, mi spiace, sta a te ora farle!

Teneva le labbra serratissime, e gocce di sudore gli imperlavano la fronte e le narici erano dilatate. Presi l’iniziativa appoggiando la mano sulla sua asta. Mi guardò stupito, evidente confuso sul cosa fare. Prima che decidesse imboccai il suo cazzo duro. Credo fosse già un po’ al limite, quindi non insistetti troppo. Presi a leccarlo lungo l’asta e a guardarlo. Era sorpreso e imbarazzato, ma l’eccitazione lo teneva eretto. Evidentemente non sapeva cosa fare, ma lo shock lo aveva un po’ calmato. Presi di nuovo a succhiarlo, accarezzandogli il glande con la lingua, mentre con la mano presi a accarezzargli lo scroto e il perineo. Lentamente si lasciò andare buttandosi sullo schienale e iniziando a gemere. Presi ad accarezzargli di nuovo il cazzo con la lingua, percorrendolo, fino alle palle, fino leccarle.

-Cazzo! Ma hai insegnato tu a lei? Non so chi è meglio!- si decise a dirmi.

Gli sorrisi mentre gli leccavo il cazzo, poi lo imboccai nuovamente. Cercavo di tenerlo sul limite, senza mai farlo venire, fino a sentire la base che pulsava e lui che iniziava a gemere. Arrivò a mettermi anche una mano sulla testa, spingendomi il cazzo in gola. Lo lasciai fare un po’, ma poi ripresi il controllo. Finché non pensai che ne avesse avuto abbastanza. Allora non mi fermai, i gemiti aumentarono di volume, sentivo il cazzo pulsare in bocca, fino all’esplosione! Una quantità notevole di sperma si riversò nel mio cavo orale, mentre iniziai a ingoiare. Il cazzo pulsava violentemente, lanciando gli ultimi schizzi, che succhiai diligentemente. Lo ripulii, e mi sedetti a terra, tra le sue gambe. Lui era abbandonato sullo schienale e continuava a ripetere -Cazzo! Cazzo! Cazzo!- con una mano su gli occhi.

-Spero ti sia piaciuto!- gli dissi. Si bloccò, poi lentamente sollevo la testa e abbassò lo sguardo. Era rosso, totalmente. Chissà se solo per l’orgasmo o anche per l’imbarazzo.

-Cazzo… sì… io… cioè… grazie!- rispose confusamente.

Gli sorrisi mentre mi alzavo. -Figurati, è stato un piacere!- mi leccai le labbra, avevo qualche goccia del suo seme nella barba. Andai in bagno. Quando tornai si era ricomposto e acceso una sigaretta.

-Oh! Grazie per avermele fatte vedere! Sei stato molto… gentile!

-Figurati! Alla prossima!- gli dissi mentre uscivo di casa con il mio portatile sotto braccio.

-Eh, non so, cioè… sai… capisci?

Il suo imbarazzo mi piaceva, mi eccitava quasi.

-Come vuoi!- gli risposi strizzando l’occhio.

Salii in macchina per tornare a casa. Dopo qualche minuto il cellulare risuonò di un messaggio. Era lui, lo lessi.

“Ma se ci rivediamo, la prossima volta me lo dai il culo? Lo sai, lei non me lo da mai!”

Cronaca di un tradimento

Cronaca di un tradimento

La casa era vuota quando rientrai, evidentemente era fuori per qualche commissione.
Dopo essermi tolto le scarpe e la tuta da lavoro andai in camera per sdraiarmi un attimo, ma rimasi sorpreso dal trovare il letto sfatto, con le coperte ammucchiate in fondo.
Era strano, ma mi ci soffermai poco, perché notai immediatamente una bustina di un preservativo aperto sul mio comodino, di una marca diversa da quella che avevamo in casa. Lentamente feci scorrere lo sguardo per tutta la stanza, e trovai sulla cassettiera un’altra bustina intatta. A questo punto, per dissipare qualsiasi dubbio andai in bagno, e dentro al cestino trovai la prova definitiva: un preservativo usato e pieno, avvolto nella carta. Non mi restava che attendere.

Quando rientrò era al telefono, ma rimase sorpresa di trovarmi in mezzo al corridoio ad aspettarla, il mio sguardo torvo la convinse a concludere la telefonata rapidamente. Mi avvicinai a lei.

-Ciao!!- mi salutò allegra.
-Sì, ciao. Vieni un po’ con me!- le risposi.
La vidi agitarsi immediatamente. La condussi in camera facendola entrare per prima, poi la presi per la parte posteriore del collo.
-Quello cos’è?- le chiesi girandole la testa e indicando la confezione aperta sul mio comodino.
-No, guarda, mi sono dimenticata…
La interruppi strattonandola -Cos’è?- incalzai urlando. Sul suo volto si era dipinto il panico. La gettai sul letto, bloccandola col mio corpo.
-Allora?- le urlai in faccia.
-Pensavo di aver buttato tutto! L’ho usato per un sex toy, per mastu…
Spam! Il mio schiaffo la colpì in pieno volto.
-Puttana! Non mi raccontare stronzate!
Spam!
-Ma no, davvero…- cercò di difendersi.
Spam!
-Dimmi la verità! Chi è venuto qui?- le urlai ancora.
-Non io, accidenti!- mi rispose.
Mi fermai a guardarla e mi misi a ridere. Anche lei si mise a ridere un attimo dopo di me.
-Vabbè! Con questa hai vinto tutto!- le dissi baciandola.
-Eh! Lo so che vorresti sentirmi dire che mi ha sbattuta come mi merito!- mi rispose -ma la verità è che neanche me ne sono accorta!
-Ma come? Prometteva così bene, con quella dotazione!
-E insomma, che devo dirti? Quando me l’ha leccata era tutto delicatino, e pi pi pi, sembrava un pulcino!!
Stavo ridendo di gusto.
-E poi quando me lo ha messo dentro quasi non ho sentito niente all’inizio! E quando ho iniziato a sentire, porca miseria, lui era già venuto!-. Ma mentre lo diceva stava ridendo anche lei. -Lui era tutto convinto, eh! Ma io gli ho detto che non si fa così, facendogli anche segno col dito!- e mentre lo diceva ripeteva il gesto e l’espressione, facendomi ridere alle lacrime.
Ci abbracciammo, ridendo e baciandoci.
-Mi spiace amore! Mi sa che mi tocca sbatterti!- le dissi cercando di consolarla, mentre le slacciavo i pantaloncini.
-Eh sì, ti tocca!
Mentre mi abbassavo tra le sue cosce la guardai e le dissi: -Poi vedremo di cercarne un altro valido!
-Ma io mi scoccio!- mi rispose spingendomi giù la testa.

La Cavia

Risvolti cuckold nella vicenda della Didone di Virgilio

Virgilio descrive l’amore come una inarrestabile maledizione divina che si diffonde come un veleno nelle midolla rendendo pazze tutte le specie animali. Omne adeo genus in terris hominumque ferarumque et genus aequoreum, pecudes pictaeque uolucres, in furias ignemque ruunt: amor omnibus idem (Georg. III, 242-245). L’amore è una passione violenta che prosciuga le forze, conduce alla follia e all’autodistruzione.

Nell’Eneide è la povera Didone ad essere vittima degli artifici di Venere. Cupido furentem incendat reginam atque ossibus implicet ignem. Ille paulatim abolere Sychaeum incipit (Aen. I, 658-660, 719-722). Cupido incendia le ossa della regina con il fuoco della passione e comincia presto a svanire il ricordo di Sicheo, l’amato marito scomparso.

Didone ed Enea di Agostino Carracci (sec. XVI)

Didone ed Enea di Agostino Carracci (sec. XVI)

La partenza di Enea getta Didone nella disperazione. Tormentata da incubi e allucinazioni terribili, si dà la morte maledicendo l’arrivo della flotta troiana a Cartagine.

Il pio Enea incontra la regina fenicia durante la sua discesa agli inferi. E’ sinceramente addolorato per la sua tragica fine, non immaginava di arrecarle tale dolore! Tenta di avvicinarsi per parlarle.

Ma Didone ha il viso di dura roccia, non ne incrocia lo sguardo, si sottrae ostile alle sue preghiere. Va invece a rifugiarsi tra le braccia del primo marito che ne corrisponde l’attesa e ne eguaglia l’amore (Aen. VI, 473-474).

Se la passione che Didone aveva provato per Enea era frutto di un sortilegio divino, di cui lei era stata vittima senza colpe, il sentimento che la lega a Sicheo è invece autentico e positivo, tanto da unirli nuovamente nell’Ade.

Mi piace immaginare che Sicheo abbia vegliato costantemente la sua amata dall’oltretomba e abbia partecipato empaticamente alle sue vicissitudini ed emozioni. 

Sicheo avrà provato nostalgia ed orgoglio quando Didone rifiutava i pretendenti e rimaneva fedele al suo ricordo. Avrà però continuato ad amarla anche quando lei sarebbe caduta vittima di quella nefasta passione per Enea. Immagino sia stato voyeuristicamente testimone dei loro amplessi, addolorato, ma senza rancore per la sua donna. Avrà assistito alla disperazione di Didone, maledicendo la propria impotenza. Si sarà sentito terribilmente in colpa per il sollievo provato quando il rivale lascerà Cartagine. Didone decide di uccidersi, è straziante, ma allo stesso tempo sa che presto si riabbraceranno e saranno uniti per l’eternità.

Mi piace immaginare che, una volta insieme, Sicheo inducesse Didone a raccontargli, più e più volte, del sesso travolgente con l’eroe troiano.

Lettere dai fan 1

Come detto in passato, uso chiedere alle persone che vogliono incontrarmi di inviarmi via email una lettere di presentazione in cui descrivono se stessi ed il modo in cui vivono il BDSM. Molti trovano questo compito troppo impegnativo, altri invece sono contenti di poter parlare liberamente delle proprie esperienze e perversioni. Quella che pubblico di seguito l’ho ricevuta ormai un anno e mezzo fa. Mi spiace che la persona che me l’ha scritta non si sia più fatta viva, mi piaceva il suo stile.

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Buongiorno Agata,

Vuole conoscere altre mie esperienze? Frequentavo una donna sposata, l’avevo conosciuta su internet per fare sesso tradizionale, ma le cose sono a poco a poco cambiate. Un giorno, preso dalla mia indole sub, mi inginocchiai ai suoi piedi ed iniziai a baciarli. Per tutta risposta lei prese la mia cintura ed inizió a frustarmi la schiena sempre piú forte. Piú lei inveiva contro mia schiena, piú le baciavo i piedi. Questa situazione mi eccitava talmente tanto che per poco non eiaculavo subito. Il fatto è che da quella prima volta in cui abbiamo giocato con certi preliminari non ne abbiamo più potuto fare a meno, spingendoci pian piano verso le torture. Una volta eravamo a casa sua, il marito era fuori per un corso di aggiornamento. Quando mi aprì la porta era in autoreggenti, reggicalze, perizoma e reggiseno, tutto di colore nero, ed indossava scarpe col tacco rosse lucide. Appena chiusa la porta le sono saltato addosso, iniziando a baciarla e toccarla tutta, mentre piano piano andavamo verso il soggiorno. Lei si gustava la mia eccitazione con un sorriso beffardo. Subito prima che potessi spingerla sul divano lei si divincola, mi molla tre ceffoni, prende le distanze e mi dice “Cosa fai stronzo?? Prima di tutto spogliati e inginocchiati!!” Le giuro che a quelle sue parole mi è diventato di marmo. Ho eseguito l’ordine, mi sono spogliato e inginocchiato ai suoi piedi. Credevo volesse che le leccassi le scarpe, ma mi sbagliavo, così quando ho provato a farlo lei mi ha tirato su per i capelli e mi ha mollato altre tre sberle. A quel punto sono rimasto immobile perché non sapevo più cosa fare. Lei divertita mi girava intorno, con le scarpe mi strusciava il cazzo tenendomi in una eccitazione totale. Il primo vero ordine che mi ha dato è stato di alzarmi in piedi, così che potesse legarmi con due manette i polsi al lampadario. “Guarda che se me lo rompi, prima ti distruggo e poi lo ricompri” mi disse. Io ero appeso al lampadario, lei prese le stringhe delle mie scarpe ed iniziò a legarmi le palle, stringendo molto e tirandole verso il basso. Io mi lamentavo per il dolore e lei per tapparmi la bocca si tolse il perizoma e me lo infilò in bocca. Così potè continuare a stringere e tirare lo scroto per legarlo stretto. Con la seconda stringa mi legò il cazzo ancora duro, lasciando scoperto solo il glande. Finita l’opera si assentò per pochi minuti e tornò con tutte le mollette da bucato che aveva trovato ed uno spago. Iniziò a mettermele addosso, partendo dalle braccia e scendendo giù lungo il petto, arrivando fino all’inguine, posizionando lo spago fra la pelle e la molletta. Io ero immobile, mi gustavo ogni applicazione di molletta. La guardavo. Lei ogni tanto mi leccava le labbra che tenevano ancora il suo perizoma, poi mi sputava in faccia e mi cospargeva la sua saliva sul viso. Dalla sala alla cucina c’erano pochissimi metri, così andò a prendere una zucchina, piuttosto grossa, si accomodò sul divano ed iniziò a succhiarla mentre io guardavo. Lei rideva di gusto a guardarmi e seduta sul divano iniziò a masturbarsi a gambe aperte. Se la spingeva dentro completamente, ansimava e mugolava, sicura del fatto che anche l’effetto sonoro avrebbe contribuito ad aumentare la mia eccitazione bloccata dalle stringhe. Io mi dimenavo per il dolore alle palle ed al cazzo, e lei ci dava dentro ancora di più, si inarcava nella schiena e gemeva. Per me era una vera e propria tortura. Questa cosa sarà durata una mezz’ora buona, sentivo una fitta allucinante fra le gambe e il suo perizoma ormai era fradicio della mia saliva. Di colpo si alza, mi guarda dritto negli occhi e mi molla un calcio nelle palle! Uno dei pochi che mi ha dato. Rimango senza fiato, mi contorco rischiando di buttare giù il lampadario, lei mi prende per i capelli e mi schiaffeggia dopo avermi sputato di nuovo in faccia. “Adesso questa te la prendi nel culo!” Mi dice facendomi vedere la zucchina tutta bagnata dei suoi umori, e così fu. Me la spinse dentro fino in fondo. Mi diede un altro calcio e disse “Non ti azzardare a tirarla fuori finchè non te lo dico io.” Le devo confessare che ero parecchio dolorante a quel punto, ma lei non era ancora sazia, così prese lo spago che collegava le mollette e lo tirò via, strappandomi di dosso tutte le mollette. Un dolore incredibile, il suo perizoma attenuò il mio urlo. Mi guardò mentre sfilava la cintura dai miei pantaloni ed iniziò a prendermi a cinghiate da tutte le parti: sul petto, sulla schiena, sul culo, sulle cosce, sul cazzo e sulle palle. Usava la cinghia come se fosse veramente arrabbiata. Sentivo la pelle bruciare ad ogni colpo ed ogni colpo era più forte del precedente. Anche questa sessione di flagellazione sarà durata una ventina di minuti, era indemoniata, sembrava che mi volesse strappare via la pelle. Quando mi liberò dalle manette caddi in ginocchio, ero stremato! Lei rise soddisfatta e mi diede il permesso di togliermi la zucchina dal culo e di slegarmi le parti intime. Una volta liberato mi spinse col piede a sdraiarmi sul tappeto. Mi si sedette in faccia e cominciò a cavalcarmi come se mi stesse scopando. Poi si alzò un pochino, si masturbò con due dita fino a schizzarmi in bocca! Per me fu la goccia che faceva traboccare il vaso. Tutto sporco dei suoi liquidi mi alzai e la presi con forza e la trascinai sul divano, La presi per i capelli e glielo misi in bocca. Mentre a me colavano i suoi umori sul viso a lei scopavo la bocca fino alla gola, facendole uscire persino la bava dagli angoli. La presi e la feci sedere sul bordo del divano con le gambe alte bloccate dalle mie braccia, iniziai a scoparla prepotentemente, a sbatterla… ero fuori di testa, infoiato e fuori controllo. La sbattevo come se fosse una troia qualsiasi, continuavo come un dannato fino a che sentii che stavo per venire, al che le presi la testa e le schizzai in bocca. Lei era sudata, io anche lo ero, ma ormai ero partito di testa, così la feci sdraiare sul divano, mi inginocchiai davanti a lei, la leccai e la masturbai senza sosta fino a che non squirtò di nuovo. A quel punto lei era soddisfatta, glielo leggevo negli occhi, ma io avevo ancora voglia di venire, avevo voglia del suo culo. Così per i capelli la feci appoggiare alla spalliera del divano e iniziai a scoparla da dietro, all’inizio lentamente, poi sempre più forte e veloce. Dato che era il mio secondo orgasmo ci è voluto più tempo, e alla fine le schizzai sulla schiena. A raccontarle questa giornata mi sembra di sentire ancora i suoi gemiti ed il suo respiro, mi eccito ogni volta che lo ricordo.  Le chiedo scusa se ho usato termini volgari, Agata, ma mi sembravano adatti. Le auguro una splendida giornata, naturalmente inginocchiato ai suoi piedi.

Switchforher

Prigionia

siamese twinsAltro che 50 Sfumature, se cercate un romanzo potentemente BDSM vi consiglio di leggere La vita sessuale delle gemelle siamesi di Irvine Welsh, lo stesso autore di Trainspotting.
Lucy è una personal tranier esperta di arti marziali, una control-freak aggressiva e ninfomane. Vive un breve periodo di celebrità per via di un video che la riprende disarmare e immobilizzare un uomo durante un’aggressione. La testimone che ha ripreso e diffuso il filmato, Lena, una ragazza obesa e depressa, sviluppa per l’eroina Lucy una vera e propria ossessione. La rintraccia e la ingaggia come personal trainer. Neppure Lucy è indifferente a Lena: ne disprezza la trascuratezza fisica ed il carattere debole e manipolatore. Gode nel torturarla con esercizi massacranti a ritmi marziali. Lena, sorprendentemente, si lascia torturare.
Si sviluppa pian piano un attaccamento morboso, una dipendenza psicologica reciproca tra aguzzino e vittima, tra voyerismo e coercizione, ben oltre il Safe, Sane & Consensual. Le relazioni BDSM sono messe in scena, simulazioni concordate di un’aggressione fisica o mentale, che si limitano spesso al tempo della sessione. Nel libro le protagoniste fanno sul serio. Passa la differenza tra bondage e sequestro di persona. Ma le dinamiche dei rapporti di forza tra i personaggi, tutta la componente emotiva, il desiderio di controllo, la tendenza alla sottomissione, sono gli stessi meccanismi psicologici su cui facciamo leva nei nostri giochi.
Il periodo di prigionia assume il valore di un percorso di iniziazione alla fine del quale entrambe le protagoniste saranno libere dalla gabbia delle aspettative sociali e dai comportamenti e i pensieri indotti dall’educazione familiare. Lena si libererà dalla corazza di grasso, ma anche la tenace e volitiva Lucy dismetterà la sua armatura-prigione a seguito di un percorso di sottomissione e tortura speculare a quello a cui aveva sottoposto la sua controparte.
Lena non è testarda come Lucy, la libererebbe se lei glielo chiedesse, non ce la fa a vederla in lacrime. Ma Lucy è la solita: piange, ma non intende mollare, sente che ha bisogno di essere torturata, ha bisogno della sua gabbia, perché sa che ha una lezione da imparare!

E vissero tutte felici e contente.

Fantasia strutturata – Cuckold 3

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–  Cara Cavia, toccami. E raccontami una storia porno con trama.

– Un porno con trama?

– Sì, grazie.

Così come sei vestita, ti coprirei con un lungo impermeabile e ti porterei lontano, in auto, in un locale che conosco. Appena entrati ti toglierei l’impermeabile affinché tutti possano vederti. Uomini e donne si voltano a guardarti, ti ammirano e ti desiderano. Ti conduco in una sala privata, degli uomini ci seguono. C’è un letto al centro, ti ci sdrai, io sono in piedi alle tue spalle e controllo che tutto vada bene.

Inizi a masturbarti col tuo vibratore preferito. Gli spettatori sono eccitati: osservano come ti tocchi, come gemi, come godi. Iniziano a masturbarsi anche loro. Ma tu sei lenta. Il primo non resiste e viene in fretta. Poco dopo un altro, poi il terzo… vengono tutti tranne uno.

Quello che è durato di più deve essere premiato, gli concedi la tua bocca, le tue labbra morbide. Tu sei brava e non resiste a lungo.

Poi se ne va, sono andati via tutti; siamo rimasti soli e adesso sei solo mia. Voglio scoparti io finalmente, dentro la tua fica, un privilegio che agli altri non è stato concesso, sentire quanto sei stretta…

Infine ti aiuto ad indossare l’impermeabile e ti riporto a casa.

 

– Mi è piaciuta questa storia. Ora legami!

Fantasia strutturata – Cuckold 1 e 2

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Cara Cavia, raccontami una tua fantasia.

Sei a casa mia, legata e bendata. Conduco un uomo da te e non sai chi è. Può fare di te quello che vuole. Io controllo che non esageri…

Cos’è che non può fare?

Farti del male.

Culo?

Quello può. Può penetrarti dove vuole.

Non mi piace questa storia: sono troppo sub!

Allora sono io ad essere legato e bendato. Tu porti un uomo in casa mia, andate sul soppalco ed io posso sentire mentre ti scopa e ti fa gemere. Quando ha finito va via. Tu vieni da me e ti fai pulire con la lingua. Lecco la fica dove è stato lui, sento il sapore del preservativo…

Ma fai sesso sicuro nelle fantasie?!?!

…sento il sapore del suo sperma…

 

Adesso va bene. Bravo.