Salotto bondage

Portrait of miss Agata Grop
 
Racconta uno dei partecipanti
 
Sono appena rientrato a casa, stressato e stanco di una terribile settimana lavorativa. Normalmente vorrei semplicemente sbattere lì e perdere coscienza,  ma le mie speranze di ribaltare le sorti della serata non sono ancora svanite, anzi: un invito a far corde fra pochissimi amici mi promette tregua, e magari anche una dose di endorfine. Scarico e butto in un angolo i bagagli del viaggio, mi faccio una doccia, e riparto con un cambio di abiti più adatti nello zainetto.
 
Arrivo per ultimo. Agata mi fa entrare nell’ampio soggiorno, per poi tornare a legare. Butto un’occhiata in giro mentre mi lavo le mani e mi cambio: distanze e mascherine, ok la mia paranoia si fa da parte. Mi siedo in un angolino a sbirciare i lavori in corso. Non è difficile distinguere subito i due diversi stili che mi si presentano davanti, sono come specchi dei rapporti fra rigger e bunny. Una coppia legata in un abbraccio da un lato, una legatura tranquilla fra amiche dall’altro. Per quel che mi riguarda spero in qualcosa di più violento, ma osservo comunque entrambi con interesse.
 
L’attesa è finita. Libero un sorriso mentre chiudo gli occhi e sento le corde di Agata scorrermi sulla pelle. Non ci sono punti di sospensione nella sala, il lavoro a terra è obbligato. Mi costringe in una posizione semplice ma efficace, unendo i polsi alle rispettive caviglie. Non è con le corde che ha intenzione di mettermi in difficoltà, sto per scoprire. Lascio andare gli ultimi pensieri quando, da seduto che sono, mi ribalta sulla schiena accompagnando e forzando il movimento con una corda sul collo. Alle scie  di calore che inizia a disegnarmi addosso con la cera, seguono quelle di bruciore dell’impact play. Distinguo con certezza un flogger e forse un cane, ma poi vengo un attimo confuso da un dolore acuto del quale non ho potuto distinguere neppure il momento dell’impatto. E’ una single tail, realizzo dopo qualche altro colpo: novità, non l’avevo mai provata. Inerme, mi impegno per affrontare il dolore delle entusiaste frustate restanti, mentre le endorfine finiscono di scacciare ansie dei giorni passati.

Dolore senza rumore

Rough body play grabbing flesh

L’altro giorno m’è venuta una voglia di sculacciate! Ma con la Baby che dorme accanto a noi e mamma nell’altra stanza non potevamo fare rumore.

Ed allora mi sono fatta pizzicare, strizzare e pastrugnare. Ho goduto molto.

Pensavo che il masochismo mi fosse passato, ma ogni tanto ci vuole.

Oggi ho notato i lividi e sono contenta 🙂

BDSM diet – it’s a thing!

Cercando sul web ho visto che è una cosa che si fa: il Dom che ti sprona ad evitare cibo spazzatura e ad allenarti.

È che il controllo dell’alimentazione per me è un po’ un tabboo, edge play. Evoca disturbi alimentari e cattiva immagine di sé.

Però insomma, basta non esagerare…

Poi a me piace l’uomo pasciuto! È solo che magari perdendo qualche kg russa anche un po’ di meno la notte…

 

Torturare la sua schiava

strappado cane lesbian slave bdsm torture mistress

In genere rispondo di no alle proposte dei masteroni di voler torturare le loro schiavette.

Questa volta ho accettato come diversivo e per vendicarmi di un masterone per interposta persona.

Marina Abramović – il corpo e il sangue

marina abramovic femminismo corpo esperimenti performance

M. Abramovic by Jillian Tamaki

Di Arte io so poco. Marina Abramović però la conoscono tutti, di come ha sacrificato il proprio corpo come spazio di espressione artistica, anche attraverso il sangue e la violenza.

Non è dissimile da ciò che facciamo “noi” con il BDSM? Il corpo non è sacro ed inviolabile. E’ strumento di espressione e sperimentazione.

La performance che mi ha colpito di più è quella in cui l’artista è rimasta immobile per 6 ore durante le quali gli spettatori erano invitati ad usare liberamente su di lei 72 tra oggetti di piacere ed altri di distruzione.

Marina Abramović ricorda così le ultime due ore: “Mi sono sentita violentata, mi hanno tagliato i vestiti, mi hanno premuto spine di rose sull’addome. Ho persino avuto la pistola puntata alla testa“. Si dice che si fossero creati due gruppi, uno di aggressori e un altro a protezione dell’artista. Trovate un resoconto qui.

body performance Abramovic

Rhythm 0, Galleria Morra, Napoli, 1974

Non è solo l‘innegabile coraggio dell’artista a sconvolgermi, ma quanto sia stato facile indurre delle persone normali a seviziare un altro essere umano quando se n’è presentata l’occasione. Facciamoci poche illusioni: nessuno di noi è intrinsecamente buono.

Per approfondire il podcast biografico della serie Morgana di Michela Murgia. 

Per ridere invece consiglio il video dell’imitazione di Virginia Raffaele!

Ozuma Kaname – collezione di porno illustrazioni

Colleziono illustrazioni porno erotiche. Lo scorso weekend ho ordinato un po’ quelle di bondage giapponese. Ci ho messo una quantità vergognosa di tempo ad eliminare tutti i doppioni! Enjoy

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The Japanese artist Ozuma Kaname, born in 1939, was trained in classical Japanese painting by his uncle. His images are mainly inspired on the traditional subjects to which he adds beautifully tattooed (wabori) female figures tied-up in inescapable poses.