Il Pride è troppo moderato per me

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Quest’anno ho partecipato per la prima volta a delle sfilate del Pride, prima a Trento e poi a Dublino.

È stato molto emozionante, ero quasi commossa all’idea che stavamo partecipando a una specie di rivoluzione culturale. Le lotte civili partono da qui, mi ero detta.

Però ho visto gente di destra al corteo di Trento e una marea incredibile di sponsor commerciali che sfilavano in Irlanda. Particolarmente stridente lo striscione con il logo arcobaleno  di Airbnb, che fa pinkwashing mentre la gendrificazione ed il numero di senza tetto ha assunto proporzioni spaventose!

Mi sono domandata quali siano i valori condivisi dai partecipanti.

Probabilmente qualcuno è contrario alle adozioni gay e gravidanza surrogata, reputa il BDSM una degenerazione, sicuramente qualcuno si dichiara nemico di sex workers e trans.

I vertici di Arcilesbica italia si allineano su queste posizioni.

E le istanze sociali, il welfare, le politiche di inclusione, l’educazione pubblica e laica?

Oppure ci basta affermare che i borghesi privilegiati possono scoparsi chi vogliono. Questo diritto è davvero già acquisito, come molti detrattori ci tengono a sottolineare. Comunque non mi pare un granché come ideale.

Non ci può essere libertà individuale senza equità sociale. I diritti sono di tutti, universali, altrimenti sono privilegi.

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Denunciare uno stupro in Italia

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Guardo Presa Diretta, una puntata sulla violenza di genere.

Iacona è vagamente vetero-femminista, ma non ho da obbiettare su quello che ho visto fin ora.

I fatti narrati in questo servizio non sono poi tanto diversi da quelli che affrontava la vecchia guardia. L’Italia è largamente indietro nel processo di emancipazione.

Chi denuncia uno stupro è messo sul banco degli imputati, non il presunto colpevole.

Se capitasse a me, non denuncerei. Chi mi crederebbe? Sono notoriamente una poco di buono.

Organizzerei piuttosto una spedizione punitiva.

Il paradosso della tolleranza

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Ho aspettato un po’ di tempo prima di esprimermi su questo punto.

Tutto nasce, e qualcuno lo sa già, dall’accusa che mi è stata mossa, di essere intollerante.

Dietro a quest’affermazione si nascondono una serie di equivoci.

Prima di tutto, io non ho mai detto di essere “tollerante”. In ambito privato, infatti, io frequento solo persone atee, sex positive, queerfriendly e possibilmente di sinistra. Mi piacciono le buone maniere, la ragionevolezza e le regole, sia farle che seguirle.

Nelle mie amicizie sono infatti abbastanza selettiva. Se non stimo una persona o non mi è vicina per modo di sentire, ragionare e comportarsi, allora preferisco rimanere a livello di mera frequentazione. In ogni caso, non si può sindacare con quali modalità io scelga i miei amici. E’ così e basta.

In ambito pubblico cerco di essere effettivamente tollerante. Per via del lavoro e degli hobby, devo relazionarmi con un sacco di gente e cerco accuratamente di evitare i conflitti.

Però ci sono dei limiti oltre ai quali non si può lasciar correre. E’ una questione di etica.  Ci sono delle regole civili basilari che tutti sono tenuti ad osservare. Tra queste è che non si possono esprimere idee discriminatorie, razziste o misogene.

Per me uno può pensare quello che vuole, non sta a me decidere le convinzioni altrui. Ma se queste idee vengono pronunciate o messe per iscritto in pubblico, allora è essenziale intervenire con un ammonimento, una sanzione o un ban.

Siamo abituati, anche grazie all’uso criminale che si fa della tv, che qualsiasi idea sia legittima e possa essere espressa impunemente. Ma non è così: razzismo e maschilismo non sono opinioni ammissibili. Chi veicola messaggi discriminatori è un criminale.

Si può essere tolleranti verso la criminalità? No.

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Per quelli che vorrebbero che io sopportassi qualsiasi cosa e fossi tollerante con gli intolleranti, consiglio la lettura di questo articolo dal sito thesubmarine.it che offre una panoramica alla luce dell’attualità sociopolitica.

Buona festa delle principesse

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Vero annuncio da La Gabbia

Ieri su fetlife ho partecipato ad una discussione sul “post femminismo”.

Qualche donna affermava, riassumendo, che le post-femministe sono sciacquette con le tette di fuori, odiano i bambini e vogliono dare l’utero in affitto ai gay privilegiati.

Qualche uomo rilanciava che il movimento aveva senso negli anni ’70, ma ora che le donne hanno ottenuto tutto quello che era possibile ottenere, protestare non ha più alcun senso.

Non so questi dove vivano…

Molti pensano che chi fa BDSM debba aver per forza maturato una certa sensibilità riguardo la tematica delle discriminazioni. Ma dall’osservazione della realtà, non è così.

C’è un sacco di gente superficiale o coscientemente misogina, razzista, aggressiva…

Per chi interessasse, su Netflix c’è un piacevole documentario sulla storia del movimento femminista in America She’s beautiful when she’s angry.

Io mi ritengo femminista (intersezionale) in quanto desidero un mondo in cui tutte le persone possano realizzarsi completamente e liberamente come individui senza discriminazioni di genere, etnia e situazione economica. Quindi non per le donne, ma per tutti. 

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La storia degli uomini e delle donne. L’importanza del genere nella lingua che parliamo

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Chi mi conosce sa che ho una grande passione per i documentari, soprattutto di Archeologia e Storia Antica.

Ogni volta che sento un esperto o, peggio ancora, un’esperta, parlare di STORIA DELL’UOMO, mi saltano i nervi!

Diamine, sei una donna! Come fai a dedicare la tua vita alla storia degli uomini??!

E le donne?? Io sono femmina e non mi sento rappresentata!

Va bene parlare di genere Homo Sapiens, perché in latino la parola homo si riferiva all’umanità, mentre si usava vir per i maschi e mulier per le femmine.

La parola uomo in italiano ha però un’accezione diversa e si riferisce agli individui maschi.

Capisco la comodità di far ricorso al neutro maschile nei casi in cui non ci sia un nome collettivo (ad esempio rivolgendosi ad un gruppo di amici, sia maschi che femmine, con la parola ragazzi).

Ma in questo caso la parola umanità esiste, utilizziamola!

Lo so che a tante persone queste sembrano sciocchezze, boldrinate. Ma senza essere esperti di socio-linguistica, dobbiamo essere consapevoli che la lingua che parliamo plasma il pensiero nostro e delle persone a cui ci rivolgiamo. E quindi influenza la società in cui viviamo.

Consiglio questo articolo su come all’Università di Lipsia abbiano deciso di utilizzare il genere femminile come genere “neutro”, ad esempio “le professoresse” come termine per rappresentare la collettività del corpo docenti dell’ateneo, composto ovviamente sia di maschi che di femmine.

Un approfondimento, in generale, sul sessismo della lingua italiana, nell’articolo infermiera sì, ingegnera no sul sito dell’Accademia della Crusca.

Tassonomia

pipi

Ieri su facebook, in coda ad una conversazione sul pissing, ho commentato scherzosamente che la pratica mi ispira ma che se mi emoziono la pipì non mi esce. Uno risponde una cosa tipo Ma se un dom non sa controllare il proprio corpo, come può pretendere di controllare quello degli altri? 

Cooosa??! Non sapevo che il controllo degli sfinteri urinari fosse materia propedeutica all’esame di abilitazione di dominanza! E se una mistress fosse stitica?? Arriva l’ispettore del provveditorato BDSM a trapparle la licenza e sequestrarle tacchi a spillo e frustini??

Non sai fare pipì a comando? Non sei una vera domme!

Non metti i tacchi! Non sei una mistress!

Sei giovane? Non puoi legare!

Sei femmina? Allora fatti bella per il tuo uomo, cucina e procrea!

Non c’è nessuna differenza tra questi kinkster e i maschilisti omofobi e rompiballe che hanno la presunzione di inquadrarci tutti negli angusti compartimenti stagni della loro limitatissima mente! Io non sopporto il meccanismo, la supponenza, di voler ricondurre la complessità delle persone e dei fenomeni in generale alla banalità di quei due o tre concetti che popolano le loro zucche altrimenti vuote! E se nel loro lavorio di catalogazione tassonomica riscontrassero che una persona non soddisfa nessuna delle loro aspettative stereotipate, mica mettono in dubbio la validità dei loro meccanismi cognitivi?! Nooo, giammai!!! Le rimproverano di non essersi uniformata bene, come se fosse un nostro dovere adeguarci ai loro standard! Certo certo… mo ce ne andiamo tutti in giro con un’etichetta in fronte così vi evitiamo l’unico sforzo mentale a cui vi siete mai dedicati e non vi inquietate più.

Sto poveretto è chiaramente un cretino che non capisce un cazzo. Perchè nella sua testa si sia formata l’idea che una domme debba fare pipì a bacchetta quando e dove capita è francamente un mistero!

Il motivo per cui me la prendo è che questo modo di ragionare e rapportarsi al prossimo -semplicistico, superficiale, mentalmente pigro- è trasversale, estremamente diffuso ed è la causa di molti mali sociali.