Tempus fugit

clockE’ vero che il tempo sta trascorrendo in fretta, come mi avevano predetto.

Sono indaffarata, lavoro tanto, sono sempre in auto…

Cavia dice che gli manco. C’erano spazi e riti condivisi a cui eravamo abituati e affezionati ed in cui ora manco, appunto: le cene insieme, le passeggiate, il letto… Manco agli amici, vicini e colleghi. C’ero, ed ora sono altrove.

Io invece non sento nulla. Dovrei provare qualcosa: tristezza, nostalgia, mancanza… Immaginavo che quando sarei tornata per i weekend mi sarei commossa ed emozionata. Invece mi trovo a domandarmi inebetita ed incredula come sia possibile che soli due mesi fa abitassi lì. Non sento di mancare. È più come se non ci avessi mai vissuto e non me ne fossi mai andata. Cancellata.

Sono sospesa. Ho interrotto la mia vita. Sto vivendo quella di un’altra persona. Io non sono io e quello che succede non succede a me. Ed è per questo che non sento nulla.

In ogni caso, il secondo mese è trascorso.

Una gallina oggi

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Avevo raggiunto una certa serenità nel vivere al presente. Mi ero convinta a non guardare al futuro, ad ignorare la prospettiva di una ripetizione infinita di giornate in ufficio e serate davanti alla tv, di una relazione affettiva senza possibilità di sviluppo.

Ciò che avevo è più di quanto molti hanno: uno stipendio puntuale, una casa, una città tranquilla, un amore forte. Allo stesso tempo il pensiero di un futuro sempre uguale, noioso, senza emozione, senza sfida intellettuale mi opprimeva.

Il bondage, il BDSM, l’amore, erano l’unica cosa che mi faceva sentire viva. Nel presente. E mi ci sono dedicata.

Mi dicevo che sarei potuta morire domani, sarebbe stato sciocco sacrificare le cose belle di cui potevo godere certamente nel quotidiano, nella ricerca vaga di un qualcosa che avrebbe potuto realizzarsi, forse, nel futuro. Avevo sacrificato abbastanza presente fino ad allora.

E poi arriva un’offerta di lavoro in un’altra città. Che vuol dire cambiamento, avventura, riaccendere il cervello.

E’ un mese che piango, non sopporto l’idea di allontanarmi dal mio amore. E poi lascio la casa, gli amici, un ambiente di lavoro discreto…

Ma non posso non andare. Devo almeno provare, e poi eventualmente tornare. Perchè nonostante il mio esercizio di quotidianità, la prospettiva di un futuro sempre uguale mi annichilisce. E mi fa più paura del cambiamento a cui vado incontro.