Cisplaining e mansplaining in casa Grop

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Io e Damiano abbiamo un’etica e un ideale politico affine, in linea di massima compatibile.

Poi, ogni tanto, partono dei litigi furibondi. 

Ha fatto bene Scarlett Johansson a non interpretare il ruolo di un gangster trans?

E la Boldrini a visitare una moschea indossando il velo?

E’ offensivo che le attiviste del movimento LGBT+ accusino gli uomini di essere dei sopraffattori?

Cominciamo ad urlare, io voglio spaccare tutto! Chi sa i vicini di casa cosa pensano, chi sa per cosa litighiamo.

Nonostante tutto sono contenta, perché sono argomenti che stanno molto a cuore ad entrambi… benché a volte i punti di vista divergano.

Se stasera a cena salta fuori l’argomento del giorno, la sentenza della Cassazione che non ha riconosciuto l’aggravante per uno stupro perpetuato contro una donna in quanto aveva bevuto volontariamente, probabilmente dovrò rompere qualche sedia.

Denunciare uno stupro in Italia

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Guardo Presa Diretta, una puntata sulla violenza di genere.

Iacona è vagamente vetero-femminista, ma non ho da obbiettare su quello che ho visto fin ora.

I fatti narrati in questo servizio non sono poi tanto diversi da quelli che affrontava la vecchia guardia. L’Italia è largamente indietro nel processo di emancipazione.

Chi denuncia uno stupro è messo sul banco degli imputati, non il presunto colpevole.

Se capitasse a me, non denuncerei. Chi mi crederebbe? Sono notoriamente una poco di buono.

Organizzerei piuttosto una spedizione punitiva.

Il diritto all’aborto e all’autodeterminazione

L’Italia non è davvero un paese laico, però in Europa c’è chi è messo peggio di noi.

L’estate scorsa sono stata in Irlanda per una vacanza studio (nonché di turismo sessuale).

Lì non sono garantiti certi diritti e servizi che io do per scontati, ad esempio le scuole private sono migliori di quelle pubbliche, la sanità è piuttosto costosa, i lettini solari sono illegali.

Ma ciò che mi ha letteralmente inorridito erano i manifesti pro-life ad ogni angolo di strada! Minuscoli adesivi appiccicati nei bagni pubblici di musei ed aeroporti offrivano supporto a quelle persone che volessero recarsi in UK per abortire.

In Irlanda il diritto all’aborto è negato dall’ottavo emendamento della costituzione che equipara il diritto alla vita del nascituro al diritto alla vita della madre. Questa legge rende l’interruzione di gravidanza un illecito penale sotto qualsiasi circostanza, fin dal momento del concepimento, sia in caso di stupro che incesto o anomalia fetale.

Un caso emblematico e, secondo me, raccapricciante, è quello di Sheila Hodgers a cui fu imposto di interrompere la chemioterapia quando si scoprì che era incinta. Costretta a portare avanti la gravidanza, sia lei che la figlia morirono poco dopo il parto.

Se trovavo disgustoso il poster di Roma, prontamente rimosso dalle istituzioni, immaginate cosa penso di immagini come questa!

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La vittima di uno stupro non ha bisogno di un aborto, solo di supporto.

E in cosa consisterebbe questo supporto? Un abbraccio e qualche spiccio?

No, grazie. Preferiamo il diritto all’autodeterminazione.

Attendiamo intanto l’esito del referendum abrogativo previsto per il prossimo 25 maggio.

Il paradosso della tolleranza

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Ho aspettato un po’ di tempo prima di esprimermi su questo punto.

Tutto nasce, e qualcuno lo sa già, dall’accusa che mi è stata mossa, di essere intollerante.

Dietro a quest’affermazione si nascondono una serie di equivoci.

Prima di tutto, io non ho mai detto di essere “tollerante”. In ambito privato, infatti, io frequento solo persone atee, sex positive, queerfriendly e possibilmente di sinistra. Mi piacciono le buone maniere, la ragionevolezza e le regole, sia farle che seguirle.

Nelle mie amicizie sono infatti abbastanza selettiva. Se non stimo una persona o non mi è vicina per modo di sentire, ragionare e comportarsi, allora preferisco rimanere a livello di mera frequentazione. In ogni caso, non si può sindacare con quali modalità io scelga i miei amici. E’ così e basta.

In ambito pubblico cerco di essere effettivamente tollerante. Per via del lavoro e degli hobby, devo relazionarmi con un sacco di gente e cerco accuratamente di evitare i conflitti.

Però ci sono dei limiti oltre ai quali non si può lasciar correre. E’ una questione di etica.  Ci sono delle regole civili basilari che tutti sono tenuti ad osservare. Tra queste è che non si possono esprimere idee discriminatorie, razziste o misogene.

Per me uno può pensare quello che vuole, non sta a me decidere le convinzioni altrui. Ma se queste idee vengono pronunciate o messe per iscritto in pubblico, allora è essenziale intervenire con un ammonimento, una sanzione o un ban.

Siamo abituati, anche grazie all’uso criminale che si fa della tv, che qualsiasi idea sia legittima e possa essere espressa impunemente. Ma non è così: razzismo e maschilismo non sono opinioni ammissibili. Chi veicola messaggi discriminatori è un criminale.

Si può essere tolleranti verso la criminalità? No.

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Per quelli che vorrebbero che io sopportassi qualsiasi cosa e fossi tollerante con gli intolleranti, consiglio la lettura di questo articolo dal sito thesubmarine.it che offre una panoramica alla luce dell’attualità sociopolitica.

Buona festa delle principesse

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Vero annuncio da La Gabbia

Ieri su fetlife ho partecipato ad una discussione sul “post femminismo”.

Qualche donna affermava, riassumendo, che le post-femministe sono sciacquette con le tette di fuori, odiano i bambini e vogliono dare l’utero in affitto ai gay privilegiati.

Qualche uomo rilanciava che il movimento aveva senso negli anni ’70, ma ora che le donne hanno ottenuto tutto quello che era possibile ottenere, protestare non ha più alcun senso.

Non so questi dove vivano…

Molti pensano che chi fa BDSM debba aver per forza maturato una certa sensibilità riguardo la tematica delle discriminazioni. Ma dall’osservazione della realtà, non è così.

C’è un sacco di gente superficiale o coscientemente misogina, razzista, aggressiva…

Per chi interessasse, su Netflix c’è un piacevole documentario sulla storia del movimento femminista in America She’s beautiful when she’s angry.

Io mi ritengo femminista (intersezionale) in quanto desidero un mondo in cui tutte le persone possano realizzarsi completamente e liberamente come individui senza discriminazioni di genere, etnia e situazione economica. Quindi non per le donne, ma per tutti. 

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La storia degli uomini e delle donne. L’importanza del genere nella lingua che parliamo

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Chi mi conosce sa che ho una grande passione per i documentari, soprattutto di Archeologia e Storia Antica.

Ogni volta che sento un esperto o, peggio ancora, un’esperta, parlare di STORIA DELL’UOMO, mi saltano i nervi!

Diamine, sei una donna! Come fai a dedicare la tua vita alla storia degli uomini??!

E le donne?? Io sono femmina e non mi sento rappresentata!

Va bene parlare di genere Homo Sapiens, perché in latino la parola homo si riferiva all’umanità, mentre si usava vir per i maschi e mulier per le femmine.

La parola uomo in italiano ha però un’accezione diversa e si riferisce agli individui maschi.

Capisco la comodità di far ricorso al neutro maschile nei casi in cui non ci sia un nome collettivo (ad esempio rivolgendosi ad un gruppo di amici, sia maschi che femmine, con la parola ragazzi).

Ma in questo caso la parola umanità esiste, utilizziamola!

Lo so che a tante persone queste sembrano sciocchezze, boldrinate. Ma senza essere esperti di socio-linguistica, dobbiamo essere consapevoli che la lingua che parliamo plasma il pensiero nostro e delle persone a cui ci rivolgiamo. E quindi influenza la società in cui viviamo.

Consiglio questo articolo su come all’Università di Lipsia abbiano deciso di utilizzare il genere femminile come genere “neutro”, ad esempio “le professoresse” come termine per rappresentare la collettività del corpo docenti dell’ateneo, composto ovviamente sia di maschi che di femmine.

Un approfondimento, in generale, sul sessismo della lingua italiana, nell’articolo infermiera sì, ingegnera no sul sito dell’Accademia della Crusca.