Il paradosso della tolleranza

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Ho aspettato un po’ di tempo prima di esprimermi su questo punto.

Tutto nasce, e qualcuno lo sa già, dall’accusa che mi è stata mossa, di essere intollerante.

Dietro a quest’affermazione si nascondono una serie di equivoci.

Prima di tutto, io non ho mai detto di essere “tollerante”. In ambito privato, infatti, io frequento solo persone atee, sex positive, queerfriendly e possibilmente di sinistra. Mi piacciono le buone maniere, la ragionevolezza e le regole, sia farle che seguirle.

Nelle mie amicizie sono infatti abbastanza selettiva. Se non stimo una persona o non mi è vicina per modo di sentire, ragionare e comportarsi, allora preferisco rimanere a livello di mera frequentazione. In ogni caso, non si può sindacare con quali modalità io scelga i miei amici. E’ così e basta.

In ambito pubblico cerco di essere effettivamente tollerante. Per via del lavoro e degli hobby, devo relazionarmi con un sacco di gente e cerco accuratamente di evitare i conflitti.

Però ci sono dei limiti oltre ai quali non si può lasciar correre. E’ una questione di etica.  Ci sono delle regole civili basilari che tutti sono tenuti ad osservare. Tra queste è che non si possono esprimere idee discriminatorie, razziste o misogene.

Per me uno può pensare quello che vuole, non sta a me decidere le convinzioni altrui. Ma se queste idee vengono pronunciate o messe per iscritto in pubblico, allora è essenziale intervenire con un ammonimento, una sanzione o un ban.

Siamo abituati, anche grazie all’uso criminale che si fa della tv, che qualsiasi idea sia legittima e possa essere espressa impunemente. Ma non è così: razzismo e maschilismo non sono opinioni ammissibili. Chi veicola messaggi discriminatori è un criminale.

Si può essere tolleranti verso la criminalità? No.

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Per quelli che vorrebbero che io sopportassi qualsiasi cosa e fossi tollerante con gli intolleranti, consiglio la lettura di questo articolo dal sito thesubmarine.it che offre una panoramica alla luce dell’attualità sociopolitica.

Buona festa delle principesse

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Vero annuncio da La Gabbia

Ieri su fetlife ho partecipato ad una discussione sul “post femminismo”.

Qualche donna affermava, riassumendo, che le post-femministe sono sciacquette con le tette di fuori, odiano i bambini e vogliono dare l’utero in affitto ai gay privilegiati.

Qualche uomo rilanciava che il movimento aveva senso negli anni ’70, ma ora che le donne hanno ottenuto tutto quello che era possibile ottenere, protestare non ha più alcun senso.

Non so questi dove vivano…

Molti pensano che chi fa BDSM debba aver per forza maturato una certa sensibilità riguardo la tematica delle discriminazioni. Ma dall’osservazione della realtà, non è così.

C’è un sacco di gente superficiale o coscientemente misogina, razzista, aggressiva…

Per chi interessasse, su Netflix c’è un piacevole documentario sulla storia del movimento femminista in America She’s beautiful when she’s angry.

Io mi ritengo femminista (intersezionale) in quanto desidero un mondo in cui tutte le persone possano realizzarsi completamente e liberamente come individui senza discriminazioni di genere, etnia e situazione economica. Quindi non per le donne, ma per tutti. 

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Riflessioni sulla sicurezza negli incontri online – un’esperienza personale

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Di recente ho sollevato una discussione riguardo cosa fare quando, in contesto virtuale, ci si imbatte in utenti dai modi predatori.

In particolare mi riferivo ad un’esperienza vissuta in prima persona poco dopo aver aperto il mio account Fetlife.

Appurato che ero una donna single e senza esperienza, due master mi hanno fatto pressione incrociata affinché accettassi di incontrare da sola uno dei due in un B&B a 100 km da casa mia.

Ovviamente ho risposto no.

Alcune persone mi hanno fatto notare che non sono stati commessi reati e non posso provare che le persone in questione avessero davvero cattive intenzioni. Concordo.

Oggettivamente però un incontro al buio di questo tipo è rischioso. Quei due cercavano di convincermi che era una irripetibile opportunità di conoscere un master di grande esperienza e che non avevo motivo di preoccuparmi. Mi stavano frodando.

Passatemi questa similitudine, seppur esagerata: è come se un signore avesse offerto un passaggio ad un bambino e questi avesse rifiutato. Il bambino sta bene e nessuno può dimostrare che l’altro fosse un malintenzionato.
Allora tutto ok? Per niente! E’ stato proposto ad un bambino di mettersi in una situazione di vulnerabilità. Questo è di per sé sbagliato.

Noi siamo adulti, non siamo bambini. A qualcuno di noi sarà anche capitato di incontrarsi direttamente in hotel, scopare e arrivederci! Se c’è consapevolezza dei rischi e consensualità, perché no?
Non è invece ammissibile quando una delle parti cerchi di convincere l’altra che si tratta di una situazione sicura.
Perchè non è così. Il consenso è valido solo se informato. Altrimenti è abuso.

La mia posizione è che, anche se non si commettono reati, è sbagliato indurre con l’inganno una persona ad assumere comportamenti potenzialmente rischiosi per la propria incolumità.

Cosa posso materialmente fare ora che ho assunto questa posizione?

Niente contro le persone che ai miei occhi sono predatori. Posso sensibilizzare però sull’argomento della sicurezza le persone che frequento dal vivo o nei gruppi di discussione online.

Una prima risorsa è certamente l’articolo, in inglese, “10 consigli per la sottomessa novizia, single ed eterosessuale” di J. Wiseman. Per gli iscritti a Legami, è disponibile una traduzione in italiano a questo link.

Messaggistica kink – non rispondete ad una domanda con un’altra domanda

Avevo già condiviso questo articolo su facebook, ma ripropongo anche qui il link alla Guida sincera a come trovare la dominatrice che sogni di Ayzad.

Vorrei aggiungere un consiglio.

Se capita che una femmina vi risponda e lei vi chieda di raccontarle qualcosa di voi (dato che sul vostro profilo non ci sono foto e non c’è scritto niente)

NON RISPONDETE “COSA VUOI SAPERE DI ME?”

Perché la verità è che non gliene frega un cazzo, siete già fortunati che v’ha risposto…

logo fetlife

 

Creepy messages on Fetlife

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Fin dall’esordio di Agata Grop, nel 2013, vengo periodicamente contattata da questo personaggio.

Ho risposto talvolta ai suoi messaggi, ma non l’ho mai voluto incontrare perché era sempre un po’ aggressivo, volgare o genericamente inquietante. Ovviamente non è uno che frequenta i munch. Mi ha sempre offerto incontri per scopare, e basta.

Cosa fa di fronte ai miei ulteriori recenti rifiuti?

Si rivolge al mio partner per ottenere da lui un consenso, e ottenere me con l’inganno.

Non è uno che tiene in gran conto la cultura del consenso.

Per questa persona il mio NO non ha valore.

Probabilmente non ha valore neppure il NO delle altre persone.

Volete rischiare di incontrare una persona così?

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Kink lifestyle – alcune riflessioni personali

31 agosto, fine dell’estate. Dopo questo periodo turbolento in cui ho viaggiato e mi sono confrontata con tante persone, ho bisogno di tirare un po’ le somme riguardo l’essere kink ed il relativo stile di vita.

Sono arrivata ad alcune conclusioni:

  • Il BDSM, come manifestazione della mia sessualità, è importante, ma deve rimanere un ambito circoscritto della mia vita. E’ un po’ come un hobby: mi fa stare bene, mi permette di conoscere persone simili a me, ma non voglio che assorba tutto il mio tempo e tutte le mie energie. Il tempo e le energie sono risorse limitate e bisogna saperle dosare tra il gioco e la realtà. Il BDSM non è la vita vera.
  • Agata Grop è un personaggio di finzione, una rappresentazione giocosa e allegra di certi aspetti di me, ma che non mi rappresenta nella mia interezza.
  • La comunità kink in senso lato, ammesso che esista, adotta di principio norme di comportamento diverse da quelle imposte dalla società. Questo comporta innegabili vantaggi, come il superamento dei ruoli di genere, binarismo, discriminazione in base all’orientamento, accettazione di configurazioni relazionali e familiari alternative… Ciò rappresenta però anche un grosso svantaggio perché deregolamentare le interazioni sociali conduce molti individui a comportanti scorretti, superficiali e talvolta prevaricanti (io dico non normali). E se non ci sono parametri di riferimento, da queste azioni è anche difficile difendersi.
  • Delle tante persone che ho conosciuto in questi anni, pochissime posso considerarle amiche. Sono amiche le persone che si sono comportate con me in modo corretto (normale) ed a cui interessa come sto. Per quanto riguarda gli altri, è meglio che mi stiano alla larga.
  • In questo momento ho bisogno di persone e relazioni autentiche e di dedicare le mie energie a qualcosa di concreto.

Per chi leggerà magari sembreranno cose ovvie a cui potevo arrivare prima. Ci sono persone maleducate anche fuori dal mondo kink del resto. Però io di questa riflessione avevo bisogno.