Pink brick path

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Ieri notte ho sognato che volevo andare in un posto. Mi incamminavo nella giusta direzione, ma incontravo via via degli ostacoli.

Prima incontro mia sorella. Fa leva sull’affetto che nutro per lei per convincermi a farmarmi e farle compagnia. Nonostante i sensi di colpa, vado avanti.

Poi una collega inizia a camminare accanto a me. Lei però vuole fare una deviazione per visitare un posto che io già conosco, e poi non è lì che voglio andare! Nonostante il senso del dovere, anche in questo caso riesco ad allontanarmi e riprendere il viaggio verso la mia meta.

Mi sono svegliata con l’ansia dei legami, delle responsabilità, delle trappole, che mi rallentano ed impediscono di andare dove voglio andare e realizzarmi.

La faccio troppo lunga, forse. Mi lamento sempre!

Ma sono molto stanca e non ne posso più di questa situazione. Finirà, lo so. Finirà.

Una gallina oggi

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Avevo raggiunto una certa serenità nel vivere al presente. Mi ero convinta a non guardare al futuro, ad ignorare la prospettiva di una ripetizione infinita di giornate in ufficio e serate davanti alla tv, di una relazione affettiva senza possibilità di sviluppo.

Ciò che avevo è più di quanto molti hanno: uno stipendio puntuale, una casa, una città tranquilla, un amore forte. Allo stesso tempo il pensiero di un futuro sempre uguale, noioso, senza emozione, senza sfida intellettuale mi opprimeva.

Il bondage, il BDSM, l’amore, erano l’unica cosa che mi faceva sentire viva. Nel presente. E mi ci sono dedicata.

Mi dicevo che sarei potuta morire domani, sarebbe stato sciocco sacrificare le cose belle di cui potevo godere certamente nel quotidiano, nella ricerca vaga di un qualcosa che avrebbe potuto realizzarsi, forse, nel futuro. Avevo sacrificato abbastanza presente fino ad allora.

E poi arriva un’offerta di lavoro in un’altra città. Che vuol dire cambiamento, avventura, riaccendere il cervello.

E’ un mese che piango, non sopporto l’idea di allontanarmi dal mio amore. E poi lascio la casa, gli amici, un ambiente di lavoro discreto…

Ma non posso non andare. Devo almeno provare, e poi eventualmente tornare. Perchè nonostante il mio esercizio di quotidianità, la prospettiva di un futuro sempre uguale mi annichilisce. E mi fa più paura del cambiamento a cui vado incontro.